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Tonia Mastrobuoni per "la Stampa"
Era il più anziano dei tre candidati, ma in Germania non conta. Il 65-enne Peer Steinbrück sfiderà Angela Merkel alle elezioni politiche del 2013: da ieri è ufficiale. Il direttivo della Spd lo ha designato all'unanimità candidato alla cancelleria. Gli altri due contendenti, Sigmar Gabriel e Frank Walter Steinmeier, si sono ritirati dalla corsa. E già nel fine settimana l'ex superministro delle Finanze della Merkel degli anni della Grande coalizione, ha fatto capire che la campagna elettorale sarà vera. Il governo attuale, ha tuonato, «è uno dei peggiori, forse il peggiore della storia repubblicana».
E un esecutivo con i cristianodemocratici, almeno come «junior partner», insomma se il partito della Merkel dovesse vincere le elezioni, è escluso. Steinbrück vuole allearsi con i Verdi. Peccato che insieme non abbiano abbastanza voti, per ora. Dovrà dunque cercare alleanze con i liberali ormai ridotti al lumicino. O scendere davvero a patti con la Cdu per una nuova Grosse Koalition. Ed è il primo motivo per cui quella tedesca sarà una campagna elettorale interessante.
Il secondo è legato al personaggio. All'idea di un avversario come Steinmeier la Cdu si era già adagiata mollemente su un « Kuschelwahlkampf», una campagna elettorale «di coccole», una soporifera corsa un po' in stile 2009, quando lui e la Merkel erano già stati rivali. Uno dei maggiori editorialisti tedeschi, Heribert Prantl, l'ha messa brutalmente così: «Steinmeier non è molto in grado di dimostrare quali siano le differenze tra la Spd e la Merkel». E questo è uno dei grandi nodi del partito socialdemocratico tedesco da anni e lo sarà anche nella campagna elettorale del 2013.
Steinbrück sembra averlo capito da un pezzo, come dimostra un famoso episodio del 2007, quando era il ministro della Merkel. Il primo, tra l'altro, a conseguire un pareggio di bilancio dagli Anni '60. Motivo per cui nessuno dovrebbe illudersi, nel resto d'Europa, che sarebbe un cancelliere spendaccione o anche molto meno rigoroso della cancelliera.
Complici le origini nordiche, protestanti e anseatiche - è figlio di una famiglia di architetti di Amburgo Steinbrück è un uomo sobrio, dalla parola tagliente e dall'occhio asciutto. Talmente asciutto che nel 2007, quando la popolarità della Merkel era alle stelle e la Spd cominciò a intuire i danni che le stava arrecando la coabitazione con la Cdu, chiamò «piagnoni» i compagni di partito.
Col senno di poi avevano ragione loro, Merkel stava cannibalizzando i socialdemocratici che due anni dopo crollarono al loro minimo storico. Come ricorda Michael Braun, corrispondente della Tageszeitung di Berlino, «la Spd prese il 23% con tutto che aveva i ministri nelle posizioni chiave. E l'unica che sfruttò il "Kanzlerbonus", il fatto che desse volto al governo, fu la cancelliera».
Formidabile scacchista e appassionato di modellismo, dotato insomma di una grande pazienza e capace di lavorare di fino, Steinbrück ha uno strano animale preferito, il rinoceronte. Spia, per molti, della sua notoria aggressività . Una caratteristica che gli servirà per distinguersi dalla Merkel, per non ripetere l'errore di Steinmeier nel 2009. Per molti osservatori è un leader capace di attirare voti soprattutto al centro. E sono epici, fra l'altro, i suoi scontri con la sinistra del partito.
Sin da giovane, da quando conseguì la maturità a 21 anni suonati ma a 31 era già ai vertici del partito sotto l'ala protettrice di Helmut Schmidt e Johannes Rau, il leader Spd è considerato un «originale», allergico agli schemi - anche a quelli di un grande e antico partito socialdemocratico. Tanto che il quotidiano conservatore Frankfurter Allgemeine Zeitung si è chiesto di recente, un po' allarmato: «ma è capace di controllarsi?». I più ottimisti, complice anche l'endorsement dell'ex cancelliere, sottolineano la somiglianza politica con Schmidt. Ed è evidente come Steinbrück rappresenti la parte riformista del partito. Ha escluso categoricamente, per dire, qualsiasi alleanza con la Linke.
Il leader Spd ha cominciato la corsa per il Kanzleramt con la finanza, con una proposta che potrebbe tuttavia creagli più problemi con la Fdp (con la quale ambisce ancora ad allearsi) che con la Cdu. Come sintetizza Michael Braun, «non è un uomo della finanza ma vuole governare la finanza».
Ha detto che si batterà per un fondo di garanzia europeo per le banche e per costringerle a separare le attività di investimento dal risparmio. Inoltre, la Spd è un partito più europeista della Cdu ma entrerà prevedibilmente in rotta di collisione soprattutto con i liberali anche sulla Grecia e sul ruolo della Bce. Ma la campagna elettorale dell'«impiegato rivoluzionario» come lo ha battezzato qualcuno, è appena agli inizi.
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