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Davide Vecchi per il “Fatto Quotidiano”
Casse piene per la Open di Matteo Renzi. La fondazione del premier ha chiuso il bilancio 2014 con un record di raccolta: 1,2 milioni di euro, con un incremento del 50 per cento rispetto all’anno precedente e raddoppiando il risultato del 2012. Ma, come per le cene del Partito Democratico, mancano i nomi dei finanziatori: se ne conosce una parte residua.
salvatore buzzi con il quarto stato alle spalle
Ma il presidente e tesoriere della fondazione –nonché avvocato di Renzi e da poco insediato nel cda di Enel su nomina del Governo – Alberto Bianchi, contattato telefonicamente ha garantito che l’elenco dei benefattori “sarà reso noto nei prossimi giorni”. Ovviamente nel rispetto della solita regola: la privacy.
DALL’INCHIESTA di Mafia Capitale, per fare un esempio, è emerso che Salvatore Buzzi, ras della cooperativa 29 Giugno e sodale di Massimo Carminati, ha elargito 5 mila euro alle casse della Open. Soldi che l’attento Bianchi ha rispedito al mittente. Se non fosse stato per la procura di Roma si sarebbe mai saputo? Lo stesso premier ha più volte ribadito la necessità di rendere totalmente trasparenti i finanziatori di movimenti e fondazioni politiche. Eppure ancora vige il sistema per cui senza liberatoria della privacy il nome può essere celato.
Complessivamente dal 2007 a oggi – con le associazioni (Link e Festina Lente) e le fondazioni (Big Bang e Open) – Renzi ha raccolto circa 5 milioni di euro di cui solamente del 30 per cento è nota la provenienza. Sui benefattori la Procura di Firenze ha aperto un fascicolo d’indagine lo scorso febbraio, senza indagati né ipotesi di reato. Magari Renzi anticiperà la magistratura rendendo noti tutti i nomi. Intanto può festeggiare il risultato record.
Il bilancio è stato approvato lo scorso 20 giugno 2015 nello studio di Bianchi a Pistoia. Presenti, oltre al presidente tesoriere, il ministro per le riforme Maria Elena Boschi, che della Fondazione è direttore generale; il sottosegretario della Presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Luca Lotti, che della Open è consigliere e il presidente di Aeroporti Firenze nonché prezioso amico di Renzi, Marco Carrai, anche lui nel cda.
L’esercizio 2014 è riuscito ad azzerare tutti i debiti accumulati negli ultimi due anni, i più impegnativi della campagna elettorale permanente avviata nel 2008 e culminata nelle primarie 2013 con cui è riuscito dove appena un anno prima aveva fallito: conquistare la segreteria del Pd.
Basti pensare che il 2012 era chiuso con una perdita d’esercizio di 535 mila euro a fronte di una raccolta di 671 mila euro. L’anno della sfida a Pier Luigi Bersani era costato caro alla fondazione: 1 milione 231 mila euro di uscite, di cui quasi 900 mila euro per beni e servizi: organizzazione di eventi, campagne pubblicitarie, servizi fotografici, insomma: diffusione del verbo renziano.
L’anno successivo non è andato molto meglio tanto che il bilancio 2013 si è chiuso con un deficit patrimoniale di 588 mila euro, seppure la racconta sia lievemente aumentata di 200 mila euro. Però il risultato è stato ottenuto: diventare segretario dei democratici e avviarsi verso la scalata di Palazzo Chigi. Obiettivo raggiunto. Così i costi nel 2014 sono stati eliminati. Le uscite per i servizi sono passate da oltre un milione a 495 mila euro. Dimezzati. Così come la voce dei rimborsi, delle trasferte, degli alberghi.
Quasi azzerate le spese per i telefoni: da 30 mila euro a 4 mila, utenze in uso a Renzi (il premier ancora oggi usa il cellulare intestato alla fondazione) e ad altri componenti del cda. Azzerate, infine, le voci delle consulenze (da 180 mila euro a zero euro), del personale, dei noleggi. Del resto la campagna elettorale è finita e ora Renzi può far fronte attraverso il Pd o Palazzo Chigi.
Ma la Fondazione resta lì e, visto che è non profit, gli utili sono stati messi nel capitale sociale. La nota integrativa redatta da Bianchi è estremamente dettagliata. Manca solo l’elenco dei finanziatori, forse il dato più utile perché permetterebbe di rispondere alla legittima domanda: tra i benefattori c’è chi ha poi ricevuto incarichi o altri benefici dal Governo?
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