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“LE DIMISSIONI DI BARTOLOZZI E DELMASTRO? GIUSTE MA ARRIVANO IN RITARDO. IL PROBLEMA E’ LA MELONI, NON I SUOI COLLABORATORI” – MATTEO RENZI ATTACCA FRONTALMENTE LA DUCETTA: “PER DIMETTERSI DA PALAZZO CHIGI OCCORRE CORAGGIO. I LEADER SI ASSUMONO LA RESPONSABILITA’ E SI DIMETTONO, GLI INFLUENCER TROVANO UN CAPRO ESPIATORIO E FANNO DIMETTERE I SOTTOSEGRETARI” – POI ANNUNCIA DI ESSERSI DIMESSO "DA ALCUNI INCARICHI INTERNAZIONALI" E CHE CI SARA’ UN CANDIDATO DI CENTRO ALLE PRIMARIE DEL CAMPO LARGO: “SALIS? PROFILO PERFETTO, MA LEI HA DICHIARATO DI NON VOLER CORRERE. PUÒ ESSERE UN SINDACO O UNA GIOVANE” - SUL SUO VOTO AL REFERENDUM FA IL PARA-GURU: “ABBIAMO LASCIATO LIBERTÀ DI VOTO. PER QUESTO NON HO DICHIARATO E NON DICHIARERÒ SE HO VOTATO SI' O NO"
Maria Teresa Meli per corriere.it - Estratti
Matteo Renzi, alla fine della battaglia referendaria sono arrivate le dimissioni del sottosegretario Delmastro e della capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi.
«In ritardo, entrambe. Bartolozzi è la responsabile della vicenda Almasri e la vera capo del ministero, Delmastro in questi anni è stato il Paperoga del governo: dovunque ci fosse un problema, lui ci aveva lasciato lo zampino, dal caso Cospito alla sparatoria di Capodanno. Bene che se ne siano andati, ma il problema riguarda la Meloni, non i suoi collaboratori».
Cioè lei sostiene che dovrebbe dimettersi anche la presidente del Consiglio?
«Questa è una valutazione politica che non tocca a me. La sconfitta non è semplicemente su un referendum: è sulla scelta del governo di cambiare la Costituzione senza permettere ai parlamentari di fare nemmeno un emendamento. Capisco che per i non addetti ai lavori questa sia una questione tecnica, ma qui sta la sostanza della divisione dei poteri tra legislativo ed esecutivo.
Meloni è responsabile di questo patatrac: i partiti sostenitori del referendum avevano il 55/60% e dopo l’ingresso della premier in campo siamo passati al 46%. Ma per dimettersi da Palazzo Chigi occorre coraggio: i leader si assumono le responsabilità e si dimettono, gli influencer trovano un capro espiatorio e fanno dimettere i sottosegretari».
Però Meloni aveva sempre negato di volersi dimettere in caso di sconfitta a differenza del suo caso nel 2016.
«Già, ma restiamo al 2016. Anche David Cameron aveva giurato di non andarsene in caso di sconfitta ma due ore dopo l’ufficializzazione della Brexit annunciò le sue dimissioni. Non è un problema di annunci, ma di credibilità: se il referendum è un progetto del governo, voluto dal governo, imposto dal governo e più della metà dei cittadini va a votare e più della metà vota No, non puoi far finta di nulla. E dico: se proprio non ti vuoi dimettere, almeno vieni a riferire in Parlamento. Mettici la faccia, per una volta. Niente, lei preferisce andare da Fedez o da Porro ma non dai senatori o deputati».
Dal centrodestra ricordano che Meloni governa perché ha preso i voti degli italiani a differenza di lei.
«Bene, sfatiamo una fakenews che gira nei palazzi ma anche su tutti i social. Giorgia Meloni non è stata eletta premier, come ripetono a pappagallo i suoi sostenitori, perché l’elezione diretta del primo ministro non è prevista dalla Costituzione. Nel 2022 Fratelli d’Italia è andato al governo dopo aver preso il 26% del voto degli italiani, nel 2013 il Pd è andato al governo dopo aver preso il 25,9%.
Non solo: a chi mi dice che lei ha preso i voti e noi no, ricordo sommessamente che alle Europee del 2024 Meloni ha preso il 29% e alle Europee del 2014 noi abbiamo preso il 41%. Dico a Palazzo Chigi: smettetela di dire bugie e concentratevi sulle vere statistiche importanti. Che sono quelle della criminalità, della pressione fiscale, della fuga dei cervelli. Se gli italiani non vogliono più Meloni non è per i paragoni con dieci anni fa, ma per i risultati negativi di questo governo».
Andando al centrosinistra: Giuseppe Conte ha ufficialmente lanciato le primarie per la candidatura alla premiership della coalizione che verrà. C’è il voto nei gazebo per la scelta del leader nel futuro del centrosinistra?
GIUSI BARTOLOZZI E ANDREA DELMASTRO
«Per me sì. Regole condivise con comitato dei garanti, quadro programmatico di fondo, obbligo per chiunque perda di sostenere chi vince. Le primarie sono una grande iniezione di freschezza per il centrosinistra, non vanno sciupate».
Scatterà inevitabilmente la competizione Schlein-Conte. Voi non avrete un candidato?
«Mi pare normale che i segretari dei due partiti più grandi provino a vincere le primarie. Vedremo come andrà. Noi avremo un nostro candidato o una nostra candidata, ma prima per due mesi ci confronteremo con le primarie delle idee: prima le proposte, poi il nome».
MATTEO RENZI COME GIAMBRUNO - MEME BY DAGOSPIA
Potrebbe essere la sindaca di Genova Salis il candidato del centro?
«Profilo perfetto, ma lei ha dichiarato di non voler correre. Vediamo. Può essere un sindaco o un’espressione della società civile, un public servant di lunga esperienza o una giovane. Aspettiamo e vediamo. Ma un candidato ci sarà».
Lei nel frattempo che farà? E soprattutto, adesso che il referendum c’è stato, ci può dire che cosa ha votato? Perché mica si è capito da che parte stesse.
«Io ora darò una mano per riportare il centrosinistra alla vittoria. In questi tempi di caos trumpiano serve un’Europa credibile e un’Italia protagonista. E su questi temi il centrosinistra è più autorevole di questo esecutivo. Del resto, se metti Tajani ministro degli Esteri è difficile fare le cose serie.
GIUSI BARTOLOZZI E ANDREA DELMASTRO
Quanto al voto: ho già dichiarato in Aula due volte che per me la separazione delle carriere è una buona idea, questa legge non lo è. E abbiamo lasciato libertà di voto. Per questo non ho dichiarato e non dichiarerò il mio voto. Ma dico che è iniziata una stagione nuova molto interessante. Per questo c’è bisogno di impegnarsi tutti e io ho iniziato a rinunciare ad alcuni incarichi professionali per concentrarmi solo sulla politica. E mi sono dimesso anche da alcuni incarichi internazionali.
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