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Amedeo Ardenza per “Libero Quotidiano”
I progetti di Renzi per l' Europa non piacciono alla Germania. Quantomeno non piacciono alla Frankfurter Allgemeine, il quotidiano più ascoltato della Repubblica federale.
Alla Faz, in un pezzo del corrispondente in Italia Tobias Piller, l' autocandidatura di Matteo «dall' aspetto giovanile» a prossimo leader europeo non è andata giu: «"Questo Partito democratico può governare l' Europa", ha detto Renzi qualche giorno fa a suoi sostenitori e fra di loro», ha subito punzecchiato la Faz, «nessuno ha dubbi su chi dovrebbe assumere nel futuro il ruolo di guida dell' Europa: Matteo Renzi, naturalmente. L' uomo che da due anni guida il proprio Paese con un misto di populismo e di autocrazia prepotente».
tobias piller con la moglie foto di luciano di bacco
Attenzione, però: dopo la recente riappacificazione personale fra Merkel e Berlusconi, i tedeschi sembrano aver capito che l' idiosincrasia per i premier italiani non paga più. Il giornale di Francoforte non dà dunque un giudizio sulla persona, contestando invece i contenuti del Renzi-pensiero.
«Quale aspetto avrebbe la politica economica dell' Europa sotto la guida di Renzi è chiaro: un maggiore ruolo dello Stato e più investimenti pubblici accompagnati dalla messa in comune del debito sovrano europeo e delle garanzie bancarie».
Una formula che può forse piacere a dei socialisti francesi, ma non a dei conservatori tedeschi: Merkel è la leader che ignora regolarmente le sollecitazioni della Commissione e dell' Ocse affinché la Germania spinga sul pedale degli investimenti.
Ma c' è di peggio: «Al posto di una Ue dei trattati e delle riunioni dei capi di governo, Renzi immagina un governo europeo che non deve tenere conto dei compromessi di Bruxelles ma che può imporre priorità autoimposte con la forza, in virtù di parole magiche quali "più Unione" e "condivisione dei rischi"».
A irritare ulteriormente è la circostanza che «adesso Renzi si presenti come il salvatore dell' Europa», offrendo ai governi del sud del continente «la prospettiva di maggiori deficit di bilancio, così che anche gli altri premier possano spendere di più per le rispettive circoscrizioni elettorali, annunciando anche programmi per accelerare la crescita».
Fumo negli occhi dei tedeschi, con l' aggravante che «agli italiani Renzi descrive il Paese come una vittima della politica tedesca». Renzi si presenta dunque come il liberatore dalla politica d' austerità imposta «dai diktat di Angela Merkel».
Ma l' austerità è la clava con cui la Faz dà l' ultima mazzata al presidente del Consiglio. «In tutta l' Unione monetaria, dall' inizio della crisi il debito pubblico è aumentato dal 64,9% del Pil nel 2007 al 92,1% nel 2014. Nello stesso periodo l' Italia ha visto crescere il proprio debito pubblico dal 99,7 al 132,3% e la tendenza è ancora per un aumento significativo. Al pari della Germania, nel 2003 l' Italia ha infranto il patto fiscale, sforando la soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil.
Da tre anni l' Italia è tornata a rispettare la soglia, ma adesso non basta più». Nonostante questi numeri, il Belpaese ha ricevuto garanzie dalla Bce e dal Fondo di salvataggio, «altrimenti come riuscirebbe a collocare titoli decennali a un tasso effettivo dell' 1,36%?».
Le riforme sono difficili, conclude la Faz, ma invece di affrontarle, «Renzi ha la faccia tosta di voler cambiare l' Europa per facilitarsi i compiti».
RENZI GUARDA IL CULONE DELLA MERKEL
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