DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO…
Non è abituato ad essere né criticato né contraddetto Matteo Renzi. E così alle osservazioni del presidente dell' Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino che invitava il governo a «non dare denari pubblici agli editori che non paghino dignitosamente i giornalisti», citando i 4.900 euro lordi l'anno previsti da alcuni contratti, il premier risponde andando all'attacco: «Io l'Ordine dei giornalisti sono per abolirlo». Però non solo non lo fa, ma si premura anche di militarizzare tutta l'informazione del Paese.
Già, perché il Renzi che s'innervosisce perché Iacopino lo critica per aver fatto «la lista dei giornali buoni e di quelli cattivi» (che poi sarebbero Il Giornale, Il Fatto quotidiano e Libero) o perché sottopagare i giornalisti equivale a consegnare l'informazione agli editori, è lo stesso che in questi venti mesi a Palazzo Chigi ha di fatto preso il controllo dell'informazione italiana.
LA CONFERENZA STAMPA DI RENZI - VIGNETTA DI ELLEKAPPA
La Rai è stata riformata e, di fatto, militarizzata. Il Cda ha perso ogni potere e tutto è nelle mani del dg che è emanazione del governo. Se prima era il Parlamento a decidere, oggi è Palazzo Chigi. Tanto che per le direzioni dei tre tg si facciano i nomi di giornalisti non propriamente ostili, da Maria Teresa Meli per il Tg1 a Gaia Tortora per il Tg2 fino a Stefano Menichini per il Tg3. Renzi tiene poi al guinzaglio le agenzie di stampa, fonte primaria d' informazione per tutti i media (dalla tv ai giornali fino ai siti d' informazione).
Il sottosegretario Luca Lotti, infatti, sa come far presente ai direttori quanto a rischio tagli sia il corposo finanziamento pubblico annuale. Chi si fa prendere la mano, si becca la sforbiciata. Infine i quotidiani. Dove Renzi ha iniziato a farsi spazio con l' avvicendamento a Repubblica. Il 15 gennaio lascerà Ezio Mauro, mai stato un suo fedelissimo, per passare la mano a Mario Calabresi, lui sì renziano doc.
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