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Paolo Conti per il “Corriere della Sera”
«Avete presente il rapporto idilliaco tra la presidente Anna Maria Tarantola e il direttore generale Luigi Gubitosi? Mai una differenza di vedute? Beh, scordatevelo». Il personaggio è informatissimo, padroneggia perfettamente la legge Gasparri quanto il disegno di legge di riforma del governo. Con Monica Maggioni alla presidenza e Antonio Campo Dall’Orto alla direzione generale si gira pagina. Torna la tradizionale diarchia. Facile capire perché.
Lei conosce la Rai come le sue tasche, ha rapporti con tutti gli uffici e ogni struttura, ha il quadro puntuale delle anime politiche interne. Lui è un outsider. Non ha mai lavorato a viale Mazzini, dovrà trovare qualcuno che lo accompagni nei gironi spesso infernali della tv pubblica. In più ci sono i caratteri. Maggioni mediatrice, certo, ma sempre abituata a decidere. Campo Dall’Orto con un progetto molto preciso in tasca: ridisegnare la tv pubblica, restituirla al mercato internazionale, sveltirla.
La stagione si annuncia complessa. Partendo proprio dal quadro legislativo. I due nuovi leader di viale Mazzini sono stati nominati con la legge Gasparri che, di fatto, immagina una spartizione di poteri tra presidente e direttore generale. Ma sarà una fase transitoria. La riforma voluta da Matteo Renzi prevede l’attribuzione al direttore generale (a partire dal cda già in carica, grazie all’articolo 6-disposizioni transitorie) di tutti i poteri di un amministratore delegato.
Ciò significa che se la legge verrà approvata in autunno, i rapporti di forze cambieranno: Campo Dall’Orto potrà nominare direttori di rete, testata, canale e dirigenti di seconda fascia con un parere non vincolante del cda. Solo per i direttori di testata il giudizio diventerebbe vincolante se ci fosse un parere contrario di sette consiglieri su nove (improbabile, vista la composizione del cda). Firmerà autonomamente contratti fino a 10 milioni di euro.
Nei primi tempi (ammesso che la legge abbia tempi rapidi) Maggioni e Campo Dall’Orto dovranno individuare un equilibrio. Il piatto delle nomine si annuncia vasto, la tempistica incerta, anche se il nuovo cda è convocato per il 2 settembre. Due pedine sembrano certe: le vicedirezioni generali affidate a Giancarlo Leone (offerta e prodotto) e al renziano Luigi De Siervo (finanza). Leone ha alle spalle già cinque anni di vicedirezione generale, di cui due da vice unico.
Antonio Marano e Antonio Martusciello
Su di lui potrebbero trovare il punto d’intesa presidente e direttore generale. Leone prenderà il posto di Antonio Marano, Lega, forse destinato al potente centro di produzione di Milano. Ma sono ipotesi. E a Raiuno, lasciata da Leone? Si parla di un possibile arrivo di Tinny Andreatta, oggi direttore di Rai Fiction: al suo posto potrebbe arrivare Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema.
Rai Andrea Vianello Luigi Gubitosi Angelo Teodoli Giancarlo Leone
Se Andreatta rimanesse alla fiction, la direzione di Raiuno potrebbe essere affidata a uno dei vice di Leone, tecnici apolitici: Andrea Fabiano o Roberta Enni. Stabili le quotazioni di Angelo Teodoli a Raidue.
Complessa situazione a Raitre, guidata da Andrea Vianello. Molti programmi non sono stati premiati dall’ascolto. Ma c’è chi, nel Pd, apprezza la voglia di innovare. Testate giornalistiche. La riforma di Luigi Gubitosi prevede due Newsroom (in prospettiva una sola) con l’accorpamento di molte redazioni, ma lasciando le sigle: la prima col Tg1, Tg2 e Rai Parlamento, la seconda con Tg3, Rai-news24 (testata lasciata da Monica Maggioni, sostituita ad interim dal vicedirettore anziano Mirella Marzoli) e la Tgr.
Andrea Vianello e Bianca Berlinguer
Per la Newsroom 1 appare probabile la scelta di Mario Orfeo, direttore del Tg1. Per la seconda è difficile che la poltrona vada a Bianca Berlinguer. Il suo Tg3, considerato poco pro-renziano e assai disposto a ospitare le proteste sociali del Paese, piace pochissimo alla maggioranza del Pd. E in più Berlinguer è stata l’unico direttore Rai a schierarsi apertamente contro la riforma Gubitosi. C’è chi scommette sull’arrivo di Maurizio Mannoni al suo posto.
Altri segnali di politica Rai: i leghisti interni vanno in ordine sparso, dopo gli attacchi di Salvini alla Maggioni. Forza Italia dovrà ritrovare uomini e donne «di area» in grado di assumere possibili incarichi. L’ultima stagione renziana (alla Rai è tradizione schierarsi con l’uomo forte di turno) sembra aver dissolto un intero pezzo di tv pubblica. Quella berlusconiana, un tempo potentissima...
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