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Carmelo Lopapa per “la Repubblica”
Pensionati d’oro alla riscossa. Trecento ex dipendenti della Camera — tutti con retribuzione tra i 150 e i 300 mila euro l’anno — dichiarano guerra all’amministrazione di Montecitorio. Si rifiutano in massa di «subire» il “contributo di solidarietà” che il governo Letta ha introdotto un anno fa proprio per le pensioni più alte dei dipendenti pubblici e che ora viene imposto anche ai più fortunati tra gli “ex” della Camera.
Il loro ricorso legale, piombato sul tavolo della presidente Laura Boldrini suscitando non poca sorpresa, è perentorio: no al taglio del 6, del 12 e del 18 per cento previsto dalla legge. Eppure, si tratterebbe di decurtazioni minime per le pensioni dai 7 mila fino a 10 mila euro al mese, del 12 per cento per quelle fino a 14.800 euro al mese e infine del 18 per quelle superiori a questa cifra.
Trecento ricorsi distinti ma uguali, la gran parte porta la firma dell’avvocato Federico Sorrentino. E siccome in Parlamento vige l’autodichia, l’opposizione alla norma viene fatta valere dinanzi all’organo che disciplina la vita lavorativa dentro il Palazzo. Così, ieri e mercoledì la Commissione giurisdizionale per il personale — composta da tre deputati: Francesco Bonifazi, Ernesto Carbone e Fulvio Buonavitacola (tutti pd) — ha esaminato i primi duecento ricorsi (tutti uguali), concluderà il lavoro la settimana prossima, poi la sentenza.
I “giudici” non anticipano il responso ma pare difficile che si vada verso un accoglimento della richiesta. Il 4 giugno scorso l’Ufficio di presidenza della Camera aveva recepito il contributo di solidarietà «previsto dalla legge di stabilità per il 2014», destinato a incidere — ricordava il provvedimento Boldrini — «sui trattamenti pensionistici lordi complessivamente superiori a 14 volte il trattamento minimo Inps».
Quattordici volte e a Montecitorio (dove per il 2014 il bilancio stanzia per la quiescenza del personale 243,5 milioni) casi così se ne contano appunto almeno 300. I ribelli “d’oro” fanno leva su un pronunciamento della Consulta per sostenere la tesi della illegittimità e chiedono: «L’annullamento degli atti amministrativi che hanno decurtato le loro spettanze, la declaratoria dell’illegittimità costituzionale della delibera dell’Ufficio di presidenza, la restituzione delle somme trattenute».
ENRICO LETTA CONFERENZA STAMPA A PALAZZO CHIGI
Perché nel frattempo le trattenute sono partite. La Camera, con una sua memoria difensiva, ha già bollato come «manifestamente infondata» la questione di illegittimità e «immotivato e non sussistente il pericolo» per il quale chiedono la sospensione della trattenuta. Insomma, i margini per una vittoria in giudizio dei trecento sono minimi.
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