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Maurizio Molinari per "La Stampa"
Tempesta nei rapporti fra Brasile e Stati Uniti. La decisione del presidente brasiliano Dilma Rousseff di cancellare la visita di Stato prevista a Washington a metà ottobre innesca conseguenze a pioggia: la Boeing teme di perdere la commessa per i nuovi jet dell'aviazione di Brasilia, le compagnie petrolifere Usa si aspettano di rimanere escluse dall'imminente assegnazione dei contratti per lo sfruttamento dei nuovi giacimenti energetici nell'Atlantico del Sud e il sentimento anti-americano dilaga in maniera tale da sollevare il rischio di una guerra commerciale.
Alla genesi della crisi ci sono le rivelazioni di Edward Snowden, l'ex analista dell'intelligence Usa fuggito all'estero con i segreti della sorveglianza elettronica, che in luglio ha fatto arrivare a tv e giornali brasiliani informazioni relative allo spionaggio americano ai danni di Rousseff e del gigante energetico nazionale Petrobas, che la stessa Rousseff ha guidato in passato e considera la propria creatura.
Da quando il giornalista del «Guardian» Glenn Greenwald, di base a Rio de Janeiro, ha diffuso carte e notizie di Snowden sul Brasile, Rousseff ha sollevato a Washington due richieste: «Sapere nei dettagli cosa è avvenuto» e «garanzie sul fatto che ciò non si ripeta». Il presidente Barack Obama ha provato in ogni modo ad assicurarle che «sarà fatta piena luce» in «tempi stretti» ma poiché l'indagine interna all'intelligence Usa prende tempo, Rousseff ha prima minacciato e poi cancellato la visita di Stato con un vero e proprio schiaffo a Washington.
Per scongiurare l'escalation bilaterale il vicepresidente Joe Biden ha chiamato Rousseff, il Segretario di Stato John Kerry si è recato personalmente a Brasilia, il consigliere per la sicurezza Susan Rice ha accolto alla Casa Bianca il parigrado brasiliano e Obama ha avuto due colloqui con Rousseff: al G20 di San Pietroburgo e lunedì notte, al telefono, dallo Studio Ovale.
Le repliche brasiliane sono state in crescendo: prima con i rimproveri a Kerry e Rice di «portare messaggi insufficienti» e poi, a cancellazione confermata, con l'accusa a Washington aver organizzato una visita «che non avrebbe portato a grandi accordi» lamentando il mancato sostegno Usa alla richiesta brasiliana di un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu «a differenza di quanto fatto con l'India nel 2010».
Washington ha reagito con un comunicato in cui afferma che «una sola questione non deve condizionare le relazioni bilaterali» ma ciò che preoccupa l'amministrazione è il simultaneo avvicinamento di Rousseff alla Russia di Vladimir Putin.
Durante l'ultimo G20 il Brasile ha condiviso il «no» di Mosca all'intervento Usa in Siria, guidando le altre economie emergenti ad imputare a tale scenario il «rallentamento del pil globale». Sono posizioni che trasformano Rousseff nel leader sudamericano più determinato a cavalcare il caso-Snowden dal Messico alla Bolivia - giovandosene sul piano interno perché il sentimento anti-Usa promette di facilitarle la rielezione nel 2014.
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