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Paolo Di Stefano per "Corriere della Sera"
La trovata geniale di Beppe Grillo è aver trasferito la forma comunicativa che aveva sperimentato nella satira da varietà dei primi anni Ottanta (da «Te la do io l'America» a «Fantastico 7») al «vaffa» politico. Si dice nuovo, eppure è vecchio di trent'anni. Varrebbe la pena che i semiologi studiassero l'efficacia di questo trasloco, perché di trasloco si tratta.
Grillo ha mantenuto intatti lo stile urlato e burlesco, la concitazione del tono, la gestualità convulsa e insieme predicatoria applicando la stessa demagogia populista, necessaria al comico, a un'altra area semantica: è come un Cecco Angiolieri che scrivesse un trattato, il Principe, senza rinunciare alle rime.
La trovata geniale è nel suo rimanere comico scendendo (salendo, spostandosi) in politica, così come Berlusconi è rimasto imprenditore, o meglio venditore, governando. Si è prodotto un semplice scambio di testimone. Ma è sempre il trionfo della parola spiazzante contro il «politichese» professionale o frontale. Un'eredità della contaminazione postmoderna. Contaminate e vincerete le elezioni. La staffetta da Berlusconi a Grillo, il cui tratto comune è la recita coerente dei propri personaggi in una scena non originariamente loro, ha comportato un indispensabile aggiornamento: il passaggio dalla tv al web.
Dal moderno all'ipermoderno, per di più coniugato con la vecchia piazza alla Masaniello.
La televisione richiedeva il carisma della presenza sullo schermo, la Rete è qualcosa di più complesso e di più ambiguo: mentre enfatizza il culto verticistico della personalità (pensate ai miti di Steve Jobs e di Assange), predica l'orizzontalità democratica tipica di Wikipedia.
C'è un capo che imposta dall'alto (più o meno dietro le quinte: un Casaleggio) e che arrivati al dunque si sottrae per affidare generosamente la gestione del suo format alle masse, producendo la visione strabica di un'utopia finalmente compiuta, quella dell'egualitarismo.
L'«impasse» più grave è però quello della responsabilità : questa sorta di delega al contrario, dall'alto al basso, annulla il principio di autorevolezza in nome di una «presa a carico» collettiva. à un fenomeno interessante e nuovo (questo sì), ma molto pericoloso. Quando i nodi (buoni o cattivi) verranno al pettine, chi sarà a risponderne? Tutti e nessuno?
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