STIAMO FRESCHI! - PER PRODI “MEDIOBANCA E LA POLITICA HANNO MESSO L’ITALIA IN FREEZER, COSÌ LA GRANDE INDUSTRIA È SPARITA”

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Giovanni Pons per "La Repubblica"

«La Mediobanca di Enrico Cuccia ha messo l'Italia nel freezer e nel freezer il cibo si conserva bene ma non si moltiplica». Il giudizio, non definitivo ma tagliente, è dell'ex premier Romano Prodi intervenuto ieri a Milano per la presentazione del libro di Carlo Brambilla "La sfida internazionale della Comit", edito da Il Mulino, grazie anche all'archivio personale messo a disposizione dall'ex presidente della Banca Commerciale Enrico Braggiotti.

Una presentazione che a tratti si è trasformata in una valutazione complessiva sull'operato delle banche in Italia, partendo dai tempi gloriosi della Comit per finire ai giorni nostri. «Credo che la sparizione della grande industria italiana - ha aggiunto Prodi - debba molto a questo congelamento». Prodi ai tempi dello splendore della Comit era alla guida dell'Iri, e dunque ne era l'azionista principale in quanto il sistema delle tre Bin (Comit, Credit e Banco di Roma) era controllato dall'ente pubblico.

Tra Prodi e Cuccia, si sa, vi erano visioni diverse ma su un punto erano d'accordo: l'eccessiva influenza della politica nel sistema economico e nelle banche in particolare. «La Banca d'Italia legava i piedi alle tre Bin - ha ricordato ancora Prodi - le popolari e le casse di risparmio avevano un rapporto diretto con il governo, ma non c'era una strategia precisa. Una Comit che correva da sola era vista con sospetto».

Le frizioni tra Prodi e Cuccia emersero al momento della privatizzazione delle tre Bin, voluta dalla politica ma con la spinta decisiva di Mediobanca. «Ricordo che all'Iri c'erano dibattiti ben diversi, si parlava della possibilità di creare una banca fortissima, attraverso la fusione delle tre Bin, per avere un leone che combattesse sui mercati internazionali», ha ricordato ancora Prodi.

Mentre Cuccia, come ha puntualizzato Marco Onado, grazie alla non sanzionabilità dell'azione di concerto, si comprò e fece comprare piccoli pacchetti di azioni Comit e Credit arrivando a controllare gli stessi controllori di Mediobanca. Nel dibattito a un certo punto è intervenuto anche Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo, nel cui gruppo la Comit è confluita nel 2001 sparendo però come marchio indipendente.

E ha invitato l'autore ad analizzare, in una prossima opera, anche la fase declinante della Comit, quella del «logoramento», come è stata definita dai commentatori. Poiché solo così si capirebbe fino in fondo che l'approdo in Intesa è stato l'unico possibile dopo che la Comit aveva fallito l'obbiettivo di diventare una grande banca con l' acquisizione dell'americana Irving.

«Conservo ancora una lettera di Cuccia del 1996 nella quale mi confidava che la Comit non era più la banca che aveva conosciuto e amato», ha rivelato Bazoli. E senza
l'appoggio del governo ed esposta alla pressioni della politica rischiava di deragliare. «Comit aveva una grande partecipazione all'estero che era Sudameris e che era stata abbandonata al punto tale che rappresentava per Comit un peso che stava mettendo a rischio anche noi», ha concluso Bazoli ricordando i momenti successivi alla fusione in Intesa. «Noi ci siamo ripresi solo nel momento in cui abbiamo ceduto l'ultima partecipazione di Sudameris in Perù».

 

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