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Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”
Comunali 2016, ovvero come ti disintegro dalle fondamenta il silenzio elettorale. Sui social urlano tutti, candidati e militanti. E la domanda si impone: ha senso smontare i palchi dei comizi e arrotolare le bandiere se la propaganda straborda sul web? «Un post di un politico su Facebook — ricorda Juan Carlos De Martin, docente di Informatica — può raggiungere potenzialmente un miliardo di persone. E se faccio un gruppo di 200 persone su Whatsapp, non è come se stessi parlando in una piazza?».
E dire che per difendere la quiete di ogni vigilia elettorale il legislatore aveva pensato a tutto, in quel lontano 1956: «Sono vietati i comizi e le riunioni di propaganda, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, l’affissione di giornali murali e manifesti». A tutto, ma non al web. Una trottola di parole, suoni e immagini che nessuno può fermare:
«Pensa davvero che sia possibile regolare tutto questo? — riflette il sociologo Alessandro Rosina — Guardi i giovani: se decidono di informarsi, non ce la fanno a stare fermi. Non è che il livello della comunicazione sale fino al sabato elettorale e poi si raffredda di colpo: è impossibile ». Rigorosi sui comizi, insomma. Intransigenti sui manifesti. Ma la Rete sembra una giungla. «Con le chat puoi registrare audio e farli circolare, come fosse un mega comizio. Tutto diventa virale — aggiunge Rosina — come un’epidemia ».
Qualcosa va cambiato, par di capire. Lo sostiene anche chi, come lo storico e deputato dem Andrea Romano, denuncia la violazione del silenzio di Virginia Raggi. Dove? Sul web, naturalmente: «Si tratta di una previsione antica, nata in un’Italia diversa. Ma i candidati questa regola devono rispettarla». Più drastico Matteo Salvini, re dei social: «Norma fuori dal mondo e dal tempo».
Cancellare il divieto o soltanto limarlo, questo è il dilemma. E soprattutto: non sarà come tentare d’arginare il mare con un secchiello? «Non credo — risponde De Martin — Ricordo che 5 anni fa c’era chi diceva che con internet i cinema avrebbero chiuso e la musica commerciale sarebbe scomparsa. Sono stati smentiti dai fatti».
La sondaggista Alessandra Ghisleri (Euromedia Research) invoca invece solo un po’ di chiarezza: «Noi non possiamo pubblicare i sondaggi negli ultimi 15 giorni. Quanto al silenzio elettorale, basterebbe solo stabilire se si tratta ancora di un principio giusto o sbagliato». Se si ignorano le urla, resta comunque in bocca il sapore di un costante “sdoppiamento” tra piazza reale e virtuale. Il risultato è paradossale: «Lo so — ammette Orfini — ho denunciato pubblicamente la rottura del silenzio sui social. Come commento? Non posso parlare, c’è il silenzio elettorale...».
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