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TRUMP PRATICA L'ARTE DEGLI AFFARI, PREVOST E' UNO SCACCHISTA – POCHI RICORDANO CHE LEONE XIV È LAUREATO IN MATEMATICA, E SI VEDE: NEL SUO COMPORTAMENTO C’È UNA SEQUENZA DI MOSSE DI CHI CONOSCE BENE LA TEORIA DEI GIOCHI – “IL FOGLIO”: “PER CHI GIOCA CON QUESTI CRITERI, RISPONDERE ALL’INVETTIVA DI TRUMP CON UN’INVETTIVA SIMMETRICA SAREBBE COME GIOCARE UNA PARTITA A SCACCHI CONTRO CHI STA GIOCANDO A RUBAMAZZETTO. QUANDO LEONE DICHIARA DI NON VOLER “FARE ALCUN DIBATTITO”, STA DICENDO: IL TERRENO DI GIOCO NON È IL TALK-SHOW, È L’ENCICLICA. TU GIOCHI SUI RITMI MEDIATICI DI 24 ORE, IO SUI RITMI PASTORALI DI 24 ANNI…”

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Estratto dell’articolo di Carlo Alberto Carnevale Maffè per “il Foglio”

 

PAPA LEONE XIV - DONALD TRUMP

C’è un dettaglio del curriculum di Robert Francis Prevost che la stampa ha trattato come simpatica curiosità biografica e che invece è la chiave di lettura più trascurata del pontificato in corso: prima del seminario, prima di Sant’Agostino, prima dei vent’anni di pastorale tra i poveri di Chiclayo, c’è una laurea in Matematica al Villanova College.

 

Una laurea vera, […] con tutto ciò che quel titolo comportava negli anni Settanta: analisi, algebra, logica formale e una sostanziosa dose di teoria dei giochi.

 

Non è un dettaglio. E’ il dettaglio. Perché osservando la dinamica delle ultime settimane […] si ha la netta impressione che ci sia, nel comportamento del Papa, qualcosa che va oltre la grammatica diplomatica vaticana che abbiamo sempre conosciuto.

 

MEME donald trump PRESO A PUGNI DA papa leone xIV

Non c’è il gioco di sponda curiale, non c’è il classico non possumus avvolto in cinque subordinate, non c’è la mediazione tomistica. C’è, invece, una sequenza di mosse asciutte, calibrate, posizionali. Mosse da chi sa che la partita non finisce in questa singola interazione.

 

In linguaggio rigoroso: Leone XIV sta giocando un gioco ripetuto contro avversari che si comportano come se fosse un gioco one-shot.

 

Nei manuali di game theory, la distinzione tra giochi a singola interazione e giochi ripetuti è la madre di tutte le distinzioni. Nel primo caso, defezione, comportamento aggressivo, predatorio, opportunistico, sono scelte razionali: non c’è domani, l’unica logica è massimizzare il payoff immediato.

robert francis prevost durante un alluvione in peru

 

E’ il modello mentale del trumpismo come tecnica negoziale: alzare l’asticella, intimidire, strappare la concessione. Trump gioca con The Art of the Deal, dove ogni transazione è un universo chiuso. Nei giochi ripetuti, viceversa, la cooperazione diventa equilibrio sostenibile e la credibilità diventa la valuta più preziosa.

 

Quello che paghi oggi in apparente arrendevolezza, lo recuperi domani in capitale di fiducia. Quello che incassi oggi in vittoria muscolare, lo paghi domani in isolamento. La pazienza, in altre parole, è una funzione strategica, non una virtù morale.

 

Ora: la Chiesa cattolica è, incomparabilmente, l’istituzione che gioca il gioco ripetuto più lungo della storia umana. Ventuno secoli di interazioni iterate, con un discount factor prossimo a uno: ovvero un orizzonte temporale talmente esteso da dare al presente un peso minimo.

 

robert francis prevost in peru nel 2015

Per chi gioca con questi criteri, rispondere all’invettiva di Trump con un’invettiva simmetrica sarebbe irrazionale: sarebbe come giocare una partita a scacchi contro chi sta giocando a rubamazzetto.

 

La risposta di Leone – quel “non ho paura di Trump” pronunciato con la levità dello studioso che non si accorge nemmeno della provocazione – è […] un perfetto costly signal à la Spence.

 

Un segnale credibile proprio perché costa: l’unico modo per emetterlo senza danneggiarsi è essere effettivamente nella posizione che si dichiara. Trump, leggendo il segnale, capisce due cose insieme: che la minaccia non funziona, e che ha già perso il primo turno della reputazione.

 

robert francis prevost in peru

Il rifiuto a scendere sul terreno del dibattito è forse ancora più sottile […]. Quando Leone dichiara di non voler “fare alcun dibattito” con l’amministrazione americana, non sta evitando il confronto: lo sta strutturando. Sta dicendo: il terreno di gioco non è il talk-show, è l’enciclica. Tu giochi sui ritmi mediatici di 24 ore, io sui ritmi pastorali di 24 anni.

 

Resta l’ipotesi finale, la più interessante. Che Leone XIV abbia scelto il proprio nome – Leone, come il pontefice della Rerum Novarum del 1891 – non solo per evocare un precedente magisteriale, ma per segnalare in anticipo la propria funzione obiettivo. Un nome, in teoria dei giochi, è un commitment device: una volta emesso, vincola le mosse successive in modo verificabile.

 

festa di compleanno di robert francis prevost in peru luglio 2019

Chi si chiama Leone, in questo momento storico, non può che scrivere un’enciclica sul nuovo lavoro – quello mediato, prezzato e talvolta espropriato dagli algoritmi. E non può scriverla cedendo né al mercato senza limiti né allo stato padrone, né – è la novità della partita – alla nuova religione dei dati di Thiel e Vance. A quel punto, la mossa di Trump sarà già obsoleta: la partita finita prima che loro si accorgano di averla giocata.

robert francis prevost alla diocesi di chiclayo in peru

robert francis prevost in peru