DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI…
Claudio Marincola per "Il Messaggero"
Giurista e professore ordinario di diritto costituzionale all'Università di Bologna, Augusto Barbera è rimasto di sasso quando ha appreso che il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti rischiava di finire in carcere.
Professor Barbera, le sembra normale che nel nostro Paese un giornalista possa andare in galera per un articolo?
«La premessa da cui dobbiamo partire è che in questo caso non siamo parlando di un reato di opinione ma di diffamazione. C'è una grande differenza: la diffamazione può riguardare l'onore di una persona o il prestigio di un'istituzione. Ciò premesso, vedere che un giornalista come Sallusti potrebbe finire in carcere è fortemente da deprecare».
Il messaggio che arriva nelle redazioni è chiaro.
«Lo so, è un fatto davvero abnorme che un direttore possa finire in galera per omesso controllo».
Come uscirne?
«Ho sentito parlare di grazia. Ma per essere concessa la grazia deve essere richiesta, e, di norma, ci deve essere anche qualcuno che già sta scontando una pena detentiva in carcere. Non è questo il caso di Sallusti. Per cui l'unico modo per uscirne è cambiare la legge e farlo subito. A quel punto, in base al principio della successione della legge nel tempo, si applicherebbe la legge più favorevole, legge che dovrà prevedere una pena pecuniaria ma non certamente il carcere».
L'articolo 595 del nostro codice penale mette sullo stesso piano la reclusione e una multa da 516 euro. Non le sembra assurdo?
«Prevedere la pena detentiva in alternativa a poche migliaia di euro è irragionevole. Ma ripeto il concetto: non è sbagliata la condanna, è sbagliata la pena. Il problema non è quindi la sentenza che è stata emessa ma la legge. Pensi: l'ultima volta che fu messa in discussione fu quando Guareschi varcò il carcere per una vignetta che offese il capo dello Stato che all'epoca era Luigi Einaudi».
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