DAGOREPORT - A CHE PUNTO È LA NOTTE DI CECILIA SALA? BUIO FITTO, PURTROPPO. I TEMPI PER LA…
di Giancarlo Dotto (Rabdoman)per Dagospia
Partita folle se mai ce ne sono state. Di una bellezza balorda e incomprensibile. Parossismo puro. Dopo venti minuti la Roma è sotto di due gol. A sei minuti dalla fine è in vantaggio di due. Vittoria e qualificazione (quasi) in tasca. Risultato finale 4 a 4 e la Roma rischia anche di perdere. Non credi a quasi nulla di quello che vedi stasera. Non credi al gol di Pjanic.
Non è umanamente, ragionevolmente, irragionevolmente, statisticamente possibile che Mira la metta dentro per la quarta volta consecutiva, che già sarebbe un’impresa se fosse rigore. Ma è una punizione. Che per il pianista è meglio di un rigore. “Allucinante”, si diceva quando le allucinazioni le servivano a colazione con le uova e il bacon.
E se persino quel meraviglioso anarcoide pazzo di Gervinho diventa lucido come il bisturi di un neurochirurgo e serve immancabile a Iago Falque il gol del 4 a 2, è la prova definitiva di una Roma debordante, avvolgente, micidiale, in fondo a una notte che sa di tutto e del suo contrario, la disfatta e l’impresa e poi ancora la delusione feroce e lo spavento.
Dopo venti minuti vorresti essere uno di quegli steward che danno le spalle alla partita per adocchiare sovversivi in tribuna. Due immancabili fregnacce precipitano la Roma. La mano non abbastanza morta di Torosidis e le due sconcezze consecutive, prima di Digne che perde palla sanguinosa e a seguire di Bracco Rudiger che si scorda d’esser lì, in quel prato, con una casacca e un numero sulle spalle, per fare ad esempio il più elementare dei fuorigioco.
Dev’esserci qualcosa nella musichetta della Champions, un lassativo emozionale, che spegne le gambe dei romanisti, stasera in bianco, probabile feedback di troppe sventure imbarcate in Europa negli ultimi trent’anni. Il Bate-Orrore è lì nell’assurda replica.
Ma accade stavolta quello che forse non t’aspetti. Non solo non precipita, la Roma, ma riparte belvina, fiondando nel bunker tedesco tutte le sue frecce e poi un gigantesco capitano, che per una volta si chiama De Rossi. Due correzioni di puro tempismo in area e Roma di nuovo in partita e tutta l’euforia del caso da morte solo presunta.
Il resto lo conoscete. Follia totale. E montagne di aspirine per tutti alla fine. La Roma, nel bene e nel male, al suo massimo e al suo minimo, bellissima quando attacca e tragica quando difende.
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