FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI…
FATTA LA LEGGE, TROVATO L’INGANNO - RIGORI PER FALLI DI MANO? C’È CHI MIRA APPOSTA ALLE BRACCIA – LA NORMA, E L’INTERPRETAZIONE CHE SE NE DÀ IN SERIE A DOVE VIENE PUNITO QUALSIASI TOCCO, HA SPINTO ALCUNE SQUADRE AD ALLENARSI A CONQUISTARE I PENALTY - DI LIVIO: “SONO SICURO CHE QUALCHE ALLENATORE LAVORA SUL DETTAGLIO. SE FOSSE ANCORA IN ATTIVITÀ, CON QUESTA ASSURDA REGOLA DEL TOCCO DI MANO ROBERTO BAGGIO PRENDEREBBE 50 RIGORI A CAMPIONATO” – VIDEO
Stefano Agresti per corriere.it
Roberto Baggio ci è arrivato prima degli altri, come spesso capita a chi ha talento e genialità. L’11 giugno del 1998, con l’Italia in svantaggio 2-1 in una complicatissima partita dei Mondiali contro il Cile, accarezzò la palla che andò a sbattere (casualmente?) sul braccio di Fuentes, difensore sudamericano: rigore e pareggio, a 5’ dalla fine. Salas e Zamorano per anni ci hanno rinfacciato il penalty concesso da un arbitro nigeriano, tal Bouchardeau.
Ventidue anni fa, però, la norma era differente: un rigore del genere scatenava discussioni a non finire, l’intervento è volontario oppure no? Oggi hanno cambiato il regolamento, aggiustandolo nel tentativo di evitare – o almeno limitare – dibattiti, dubbi, polemiche. Non ci sono riusciti, anzi.
Perché adesso la domanda che molti si pongono è un’altra: ma è ancora calcio questo sport in cui ogni tocco con il braccio regala un rigore, anche se è vicino al corpo? Il tema è stato rilanciato da Gasperini, raggiunto dalla Juve grazie a due rigori dovuti a falli di mano: «Cambiate questa norma, per favore». E cresce la sensazione, accompagnata da informazioni, che qualche giocatore dotato di talento e scaltrezza possa mirare l’arto superiore dell’avversario, allenando questo nuovo «colpo». Un po’ come se fosse una punizione dal limite oppure un colpo di testa.
Angelo Di Livio era compagno di Baggio nella Juve e in quel Mondiale era tra gli azzurri di Cesare Maldini. Ricorda: «Roby non disse nulla, non raccontò che lo aveva fatto apposta, ma uno con il suo piede delicato una giocata del genere poteva usarla quando voleva. Se fosse ancora in attività, con questa assurda regola del tocco di mano prenderebbe 50 rigori a campionato».
Il piede delicato, appunto: come quello di Dybala che ha conquistato il primo penalty contro l’Atalanta, o di qualsiasi altro campione che mette la palla dove vuole. «Io non avevo il piede di Baggio, ma se oggi fossi un giocatore proverei a prendermi i rigori in quel modo.S ono sicuro che qualche allenatore lavora su una situazione del genere in settimana. Ci sono tecnici che non trascurano nulla, nemmeno il minimo dettaglio. Figurarsi se non sfruttano questa opportunità offerta dal regolamento».
Aumentano i rigori, la Var nel dubbio assegna sempre
La norma è sbagliata, sono d’accordo tutti. Ha svilito il calcio, occorre tornare a qualcosa di simile a quanto capitava in passato. E che ancora succede all’estero, in Germania e Inghilterra, dove le regole sono le stesse ma i rigori fischiati meno della metà. «Un calciatore compie gesti istintivi in sintonia con il proprio corpo e gestirli diventa difficile», osserva Evaristo Beccalossi, uno che la palla la metteva dove voleva.
«Penso ai difensori: come possono contrapporsi a un cross o entrare in scivolata con le braccia dietro al tronco?». Qui si inserisce l’abilità dei campioni dal tocco fatato. «C’è chi è in grado di mettere la palla dove vuole». Anche sul braccio di un avversario, se conviene. Tutto è più semplice se ti sei allenato per riuscirci. Furbata? Forse. Scorrettezza o scarsa sportività? Certamente no. Lo dice il regolamento: non si può toccare la palla con la mano, ma nulla vieta di tirarla sul braccio di un avversario. Basta saperlo fare.
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