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VOLANO RACCHETTATE: PANATTA VS BINAGHI, NUOVO ROUND - IL MITOLOGICO ADRIANO PANATTA, A 50 ANNI DALLA VITTORIA AL FORO ITALICO, LANCIA UNA STOCCATA AD ANGELO BINAGHI, PRESIDENTE DELLA FEDERTENNIS: "AGLI INTERNAZIONALI DI ROMA TORNEREI MA NON SONO STATO INVITATO...PERÒ MI È ARRIVATO L’INVITO DI PARIGI, COME SEMPRE…” “MAGARI CI RIPENSANO. MANCANO DUE SETTIMANE: FACCIANO COME GLI PARE. L'ULTIMA VOLTA SUL CENTRALE È STATA UNA DECINA DI ANNI FA. AVEVANO PREMIATO I VINCITORI DELLA DAVIS, LO STADIO ERA DESERTO, ERANO ANDATI TUTTI A MANGIARE. È STATO ABBASTANZA TRISTE. L’ETA’ D’ORO DEL TENNIS ITALIANO? NELLA VITA CI VUOLE UN PO' DI CULO - SINNER? NON MI SOMIGLIA, COME GIOCATORI NON C'ENTRIAMO NIENTE"
Massimo Calandri per “la Repubblica” - Estratti
È trascorso mezzo secolo dall'ultima vittoria di un italiano agli Internazionali di Roma. Con Sinner, dicono che quest'anno sia arrivato il momento buono. «Sarebbe ora. Non me l'aspettavo passasse così tanto tempo». Adriano Panatta infilò Guillermo Vilas in un pomeriggio di sole con un delicato dritto lungolinea: 30 maggio 1976.
Gianni Minà, tra un game e l'altro, scendeva in campo con il microfono a chiedergli della partita: «Speriamo Guillermo cali un pochino, sennò è un casino».
Panatta, ha mai sognato quella partita?
«Faccio un sacco di sogni, talvolta legati al tennis: ho un match importante, ma arrivo in ritardo. Oppure mi ritrovo che impugno una spazzola. Però non ho mai rivissuto dei match giocati in carriera».
Allora provi a chiudere gli occhi. Foro Italico. Cosa sente: il pubblico, il silenzio?
«Niente rumori: odori. Lo spogliatoio. La terra rossa, viva, che respira. Profuma. Come l'erba, logico. Il cemento, invece».
Presentando il torneo del Foro, gli organizzatori hanno detto che vorrebbero avere due vincitori italiani: il nuovo, e il vecchio.
«Io non ho ricevuto nessun invito. Però mi è arrivato quello di Parigi, come sempre: lo fanno con i campioni del Roland Garros e i francesi della Davis. A Roma mancano due settimane, magari ci ripensano: facciano come gli pare».
L'ultima volta sul Centrale quando è stata?
«Una decina di anni fa. Avevano premiato i vincitori della Davis, nell'intervallo tra la finale femminile e quella maschile: lo stadio era deserto, erano andati tutti a mangiare. È stato abbastanza triste. E poi, le ricorrenze mi mettono l'ansia».
Jannik Sinner non le assomiglia.
«Non lo conosco bene, direi di no. Ma è giusto. Abbiamo personalità diverse, e anche come giocatori non c'entriamo niente. Lui è la perfezione, fa una vita monacale, si sveglia e si addormenta pensando a quello: l'importante è che questa felicità duri a lungo. Borg era così».
Meglio Sinner o Alcaraz?
«Due numeri 1.
(…)
Sinner, Musetti, Cobolli, Berrettini: chi l'avrebbe detto, l'Italia è padrona del tennis.
«Sinner deve ringraziare Piatti, Berrettini deve fare lo stesso con Santopadre e Musetti con Tartarini: è una storia di tecnici che si sono dedicati. Il movimento ne ha beneficiato: sono aumentati quelli che giocano a tennis, ci saranno più opportunità di avere buoni giocatori in futuro. Stop. Di Angelo Binaghi, presidente della Federazione, non parlo».
angelo binaghi foto mezzelani gmt 108
Wilander ha detto: godetevi questo momento, perché all'improvviso può finire.
«Che fine ha fatto la scuola svedese? E quella svizzera? Ai miei tempi non c'erano tedeschi: poi sono arrivati Becker, Stich, Graf. Spariti anche loro. Non c'è una formula: spesso è solo casualità. L'Italia del calcio sfornava numeri 10 e adesso ciao. Nella vita ci vuole un po' di culo».
C'è un azzurro in cui si rivede?
bertolucci pietrangeli panatta davis
«Paragoni inutili. Berrettini è il prototipo del tennista attuale: grande servizio, dritto potente. Sinner, ve l'ho detto: in più ha questa straordinaria capacità di restare concentrato. Musetti è molto diverso da me, ma forse un pochino mi assomiglia nella varietà dei colpi».
(…)
La gente ripensa a quel ragazzo del 1976.
«Non è vero. La maggior parte dei miei tifosi di allora non c'è più, è normale. Anche Nicola Pietrangeli non c'è più: era polemico, era inciampato persino su Sinner. Ma è la mia storia, la storia del tennis italiano. Alla fine, tutto finisce: Federer, Nadal, Pietrangeli, Panatta. Un giorno finiranno anche Jannik e Carlos: conteranno di più le vittorie o i ricordi? Non lo so. E non mi importa più di tanto».
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ADRIANO PANATTA E ANTONELLO PIROSO
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ADRIANO PANATTA E ANTONELLO PIROSO
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ADRIANO PANATTA E ANTONELLO PIROSO
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