FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI…
"SEGNAVO MA SCOMMETTEVO. E TANTO. ERO FUORI CONTROLLO E PIENO DI DEBITI, NON RIUSCIVO A SMETTERE" - LE CONFESSIONI DELL'EX CALCIATORE DEL VERONA, MARIO FRICK: "AVEVO LA FRENESIA DI DOVER GIOCARE, GIOCARE, GIOCARE... NE SONO USCITO GRAZIE A MIA MOGLIE, FACEVA L’INFERMIERA" - DAL 2021 GUIDA IL LUCERNA (“HO ALLENATO STANKOVIC JR E JASHARI: DUE FENOMENI") – "CON IL LIECHTENSTEIN. SONO STATO L’UNICO A PERDERE CENTO PARTITE CON LA NAZIONALE" - LA MAGLIETTA CULT E IL CORO "LA VIE C’EST FANTASTIQUE QUANDO SEGNA MARIO FRICK" - VIDEO
Francesco Pietrella per gazzetta.it - estratti
Per una briciola di tempo Mario Frick è stato famoso quasi come gli Chic, il gruppo dalla strofa dance più famosa della storia: "Le freak, c’est chic, freak out!". Questione di assonanze. Mario, ragazzo del Liechtenstein, nel 2001 giocava nel Verona in Serie A e si divertiva a mostrare maglie cult: "La vie c’est fantastique quando segna Mario Frick". A "90° minuto" facevano vedere i suoi gol con gli Chic in sottofondo. "E in discoteca si ballava per me: da freak... a Frick". Oggi ha 51 anni e fa l’allenatore. Dal 2021 guida il Lucerna, ma resta l’icona di un Paese incastonato tra le Alpi.
[…] Quand’è che ha detto "sì, ce l’ho fatta"?
"A Basilea. Ho iniziato nei Balzers, in un contesto dove i giocatori si allenavano dopo aver lavorato. Coi miei genitori, papà meccanico e mamma casalinga, stavamo bene con poco. Al mare, d’estate, andavamo sempre in vacanza in Italia, tra Bibione e Bellaria. Da veri crucchi, dai".
Già, l’Italia. Come si ritrovò ad Arezzo, in Serie C1?
"Bisogna fare un paio di passi indietro. Nel 1994 scelsi il San Gallo in mezzo a diverse offerte. Erano venuti a vedermi Hodgson e Christian Gross. Poi arrivò il Basilea. Segnavo, ma i problemi erano altri".
Quali?
"Scommettevo. E tanto. Fuori controllo. Iniziai l’anno in cui nacque il primo figlio, Yanik, nel 1998. Ero pieno di debiti, non riuscivo a smettere, avevo la frenesia di dover giocare, giocare, giocare...".
Ha condizionato il rendimento?
"No, in campo ero lucido". […]
Come?
"Grazie all’aiuto della mia famiglia, del mio agente e soprattutto di mia moglie, conosciuta a Basilea. Ero andato in ospedale per un problema alla spalla, lei era la mia infermiera. Spingevo un pulsante per far sì che venisse a curarmi, anche se non avevo niente. Senza di lei non so se ce l’avrei fatta. Abbiamo tre figli: Yanik e Noah, chiamati così in onore dell’ultimo francese a vincere Wimbledon, e Alessia, nata quando ero Siena".
Torniamo all’Arezzo, dove segnò 16 gol.
"Per fortuna incontrai Antonio Cabrini, il mister. Al debutto segnai due gol alla Lucchese e divenni un idolo".
E si guadagnò il Verona, Serie A.
"In panchina c’era Malesani, l’allenatore da cui ho imparato di più. Iniziai a giocare da ottobre in poi. E segnai sette gol".
La maglietta come nasce?
"Me la regalò un tifoso. 'Se segni, la mostri', mi disse. A dicembre, contro il Brescia, infilai due gol ed esultai con 'la vie c’est fantastique quando segna Mario Frick'. Se la ricordano ancora, peccato per la retrocessione. C’erano problemi finanziari, nel girone di ritorno non abbiamo preso una lira. Eravamo scontenti, incazzati, ma forti. Gilardino, Mutu, Camoranesi, Oddo, Italiano. Ma come si fa a retrocedere con una squadra così?".
[…] A Siena gli anni migliori?
"Sì, mi sento senese. Nel 2006-07 segnai 6 gol nel girone d’andata e zero al ritorno. Ho vissuto tre salvezze come tre scudetti. Abitavo in centro e vedevo il Palio. Nel 2007 vinse la mia contrada, Leocorno".
Capitolo Liechtenstein. Com’è stato vincere solo 9 volte in 125 partite?
"Sono stato l’unico a perdere cento partite con la nazionale, ma nessuno mi toglierà mai la vittoria contro l’Azerbaigian, la prima, o il 2-2 col Portogallo vicecampione d’Europa. Ho difeso la maglia per 22 anni, dai 19 ai 41. Incassare 5 gol a botta era terribile, ma nessuno ci ha mai snobbato. Solo Ibra scrisse nel suo libro che si annoiava a giocare contro di noi o San Marino. Io per il mio Paese ho giocato pure centrale difensivo con la 10, dando spallate a tutti".
[…] Le piacerebbe allenare in Italia?
"Sì, da voi sono stato da Dio. In estate ho parlato col Pisa, ma hanno scelto Gilardino, con cui giocavo a Verona. Il destino. Ora sono concentrato sul Lucerna, da cui sono passati Jashari e Stankovic junior, il figlio di Deki: ho allenato due fenomeni, vedrete".
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