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Alla fine la bomba ha fatto "flop" e tutti sono rimasti di stucco. Doveva essere la giornata della resa dei conti della crescente fronda contro Giorgio Vinavil Squinzi, accusato di personalismo e scarsa attitudine alle prassi confindustriali. Invece il presidente ha mostrato tatticismo e furbizia e alla fine la Giunta di Confindustria ha approvato gli indirizzi generali della riforma proposta dalla commissione Pesenti dopo 16 mesi di lavoro.
L'implementazione delle nuove regole spetterà alla vicepresidente Mansi. L'approvazione definitiva del nuovo statuto sarà in primavera in una assemblea generale straordinaria.
Pienone oggi pomeriggio nella sala Pininfarina al primo piano del Palazzo di Confindustria. Nessun posto vuoto. E restano in piedi Antonio D'Amato ed Emma Marcegaglia.
Pubblico delle grandi occasioni giunto da tutta Italia per poter dire c'ero in un momento storico della vita dell'associazione degli industriali. La riunione era stata preceduta da incontri carbonari di entrambe le parti. Gli uni, con Antonio D'Amato e Stefano Parisi alla guida e il supporto di Gianfelice Rocca e dell'Eni, pronti a dar battaglia convinti che la commissione Pesenti dovesse continuare il suo lavoro fino alla stesura del nuovo statuto in una sorta di commissariamento del presidente Squinzi.
Gli altri - tra cui Abete, Regina e Marcegaglia - stretti attorno al presidente e pronti a reagire al tentativo di golpe. Alla fine dopo tre ore di dibattito, la fronda si sfalda davanti alla proposta di Squinzi ma soprattutto dopo l'accorato, convincente e senza mediazioni intervento di Luigi Abete, che sempre di più appare la guida spirituale di una Confindustria alla ricerca di un nuovo copione.
Luigi Abete Giovanna Melandri
Squinzi
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