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COLPIRE DOVE FA PIU' MALE: DOPO AVER BLOCCATO IL TRAFFICO DI PETROLIO, I PASDARAN MINACCIANO DI “BLOCCARE” INTERNET - L'IDEA E' PORTARE IL CONFLITTO NEGLI ABISSI, DOVE SONO POSATI I CAVI DELLE TELECOMUNICAZIONI, ATTRAVERSO CUI TRANSITANO TRILIONI DI DATI CHE ALIMENTANO LE OPERAZIONI SU INTERNET – TEHERAN VUOLE IMPORRE UN'IMPOSTA AI GIGANTI DELL'ECONOMIA DIGITALE (DA META A GOOGLE) POICHÉ IL LORO BUSINESS PASSA NELLE ACQUE DEL GOLFO PERSICO E DALLO STRETTO DI HORMUZ – IN REALTÀ LA MAGGIOR PARTE DELLE “PIPELINE DIGITALI” È POSATA AL LARGO DELL'OMAN E NON IN IRAN...
Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per "la Stampa"
cavi sottomarini per connessione internet
Teheran potrebbe portare il conflitto negli abissi laddove sono posati i cavi delle telecomunicazioni attraverso cui transitano trilioni di dati che alimentano le operazioni su Internet, dalla semplice navigazione all'e-commerce, alle transazioni finanziarie.
[…] Ebrahim Zolfaghari, uno dei portavoce delle forze armate della Repubblica islamica, ha detto che verrà messa un'imposta ai giganti dell'economia digitale – da Meta a Google ed Amazon – poiché il loro business, in soldoni, passa nelle acque del Golfo Persico e dallo Stretto di Hormuz
mappa cavi internet sottomarini nel mar rosso
Che l'opzione sia percorribile o sia solo una posa muscolare del regime è prematuro: certamente le società della Silicon Valley non possono, per via delle sanzioni, versare nelle casse di Teheran nemmeno un dollaro.
In secondo luogo, secondo alcuni esperti come Mostafa Ahmed dell'Al Habtoor Research Center del Golfo citato dalla Cnn, la maggior parte delle pipeline digitali è posata nelle acque dell'Oman e non in Iran.
Per il World Wide Web e le transazioni digitali si prospetta quindi un destino sul modello del blocco alle petroliere e alle navi commerciali a Hormuz. Se le compagnie dell'Hi Tech non pagheranno – è la minaccia – allora il traffico dati verrebbe rallentato o distrutto.
CARTELLONE SULLA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ A TEHERAN
Le acque del Golfo sono lo snodo di tre corridoi strategici: il Falcon Network, il Gulf Bridge International Cabel System e l'AAE1 (Asia, Africa Europa1). Quest'ultimo ha i suoi porti in superficie in Oman, Qatar e Arabia Saudita in una sorta di ecosistema digitale che è finito nel mirino della rappresaglia iraniana nelle prime fasi della guerra.
Gli Stati del Golfo – e fra questi in particolare Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita – hanno investito miliardi di dollari nello sviluppo dell'Intelligenza artificiale e nelle strutture digitali (negli Uae, ad esempio, c'è uno dei Web Service più potenti di Amazon) per diversificare l'economia e liberarsi dalla dipendenza dal petrolio.
[…]
cavi sottomarini per connessione internet
Ogni incidente crea non solo disagi, ma anche danni economici. I guasti ai cavi sottomarini non sono infrequenti. Ce ne sono – si stima nella zona del Golfo – fra i 150/200 all'anno. L'80%, però, dipende da errori umani, dalla posa dell'ancora all'uso improprio o sfortunato delle reti da pesca.
Il passaggio di navi crea ulteriori guasti mentre le operazioni di sabotaggio sono residuali, anche se non meno gravi. Un episodio si registrò nel Mar Rosso nel 2024.
La minaccia iraniana dimostra quanto il regime riesca a sfruttare la geografia come leva di potere strategico ed economico. Lo stop alla navigazione nello Stretto di Hormuz, rafforzato dal blocco Usa, ha provocato un'impennata dei prezzi del carburante e portato il greggio sopra i 100 dollari cancellando le previsioni del gennaio scorso quando gli esperti prezzavano il barile attorno ai 70 dollari nel 2026.
Eppure, Teheran, benché indebolita, ha trovato alternative per vendere e distribuire il greggio e il carburante sfruttando rotte terrestri. Il Paese confina, infatti, con 13 altre Nazioni e in sette casi ha frontiere via terra.
donald trump - stretto di hormuz
Alla Cina, ha rivelato Bloomberg, arriva greggio anche tramite pipeline. Dai 12 punti con la frontiera di 900 chilometri con il Pakistan entrano, i dati sono stati riferiti da Radio Free Europe, 5-6 milioni di litri di diesel e benzina al giorno, una cifra tre volte inferiore rispetto a quanto rivelato da un documento del maggio 2024 – compilato da agenti dei servizi segreti pachistani – ma pur sempre considerevole. […]
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