
DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA…
Paolo Foschi per "Il Corriere della Sera"
à l'ora del grande gelo sull'asse Roma-Parigi per quanto riguarda Acea. Il colosso dell'energia Gaz de France-Suez, terzo azionista con il 13% della municipalizzata di piazzale Ostiense dopo Comune (51%) e Caltagirone (16,4%), sembra aver evitato l'abbraccio del Campidoglio che ha tentato un primo impacciato passo per arrivare a una forma di alleanza a due escludendo di fatto gli altri soci.
Il sindaco Ignazio Marino, infatti, all'inizio di ottobre con un'iniziativa irrituale per una società quotata in Borsa aveva scritto a Gérard Mestrallet, potentissimo numero uno di Gdf-Suez, auspicando, fra le varie cose, un nuovo gruppo di manager «che abbia la fiducia di tutti gli azionisti di cui è espressione». Un messaggio chiaro: il sindaco aveva cercato una sponda per mettere sotto pressione l'attuale vertice e chiederne l'azzeramento.
Le nomine erano state fatte dall'assemblea degli azionisti pochi giorni prima della sconfitta elettorale di Gianni Alemanno, che era così riuscito a piazzare alla presidenza il fedelissimo Giancarlo Cremonesi con un contratto blindato: mandarlo via prima della scadenza della carica comporterebbe comunque il pagamento del contratto fino al termine del mandato.
Nella lettera, inoltre, Marino aveva sottolineato «il potenziale di una grande sinergia tra il gruppo Gdf e Acea» e aveva prospettato ai francesi «l'interessante opportunità di intraprendere un percorso destinato a consolidare una nuova e feconda relazione di collaborazione strategica». Il Campidoglio aveva dunque cercato di creare un asse privilegiato con gli azionisti transalpini, tentando di mettere all'angolo il gruppo Caltagirone.
La risposta da Parigi però è stata a dir poco fredda. Poche formali righe di ringraziamento per l'attenzione, nessuna apertura in merito ai contenuti né tantomeno all'ipotesi di azzeramento del vertice ventilata da Marino. «La politica non ci interessa, a noi interessano i risultati della società e in questa fase sono positivi» è il commento che trapela dal gruppo francese, che dopo le tensioni degli anni passati negli ultimi tempi ha trovato una sintonia con Caltagirone, mentre preferisce tenersi lontano dal Campidoglio perché «come dimostra la storia recente allearsi con il socio pubblico espone al rischio di repentini cambi di strategia in caso di cambi di maggioranze politiche».
Marino dunque su Acea resta in situazione di grande difficoltà : pur essendo azionista di maggioranza, deve fare i conti con un management che non ha scelto e con un presidente, appunto Cremonesi, e almeno un consigliere di amministrazione, cioè l'ex parlamentare del Pdl Maurizio Leo, legati al centrodestra. E anche la lettera che aveva inviato ai vertici societari a fine settembre contestando «la gestione di tipo privatistico» sembra non aver avuto conseguenze.
Secondo alcuni, quella lettera doveva essere il primo passo di una strategia più complessiva per formulare delle contestazioni formali al presidente e all'amministratore delegato Paolo Gallo e chiederne quindi la decadenza con addebito di responsabilità per non dover pagare il contratto fino alla scadenza del mandato. Ma - almeno allo stato attuale - questa strada sembra chiusa perché non sono emersi nella gestione di Acea elementi tali da giustificare l'azzeramento del vertice.
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