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Carlotta Scozzari per Dagospia
In un panorama europeo incerto e contrastato, Piazza Affari, zitta zitta, è riuscita a spuntare ancora una volta il segno positivo, per quanto senza entusiasmo. E così, mentre il segretario del Pd Matteo Renzi sta cercando di mettere in piedi il nuovo governo (manca ancora un tassello importante come il ministero dell'Economia), l'indice di Piazza Affari Ftse Mib ha terminato la seconda giornata della settimana con un leggerissimo rialzo dello 0,09% a quota 20.478,53 punti.
All'interno del listino principale, hanno chiuso contrastate le banche, mentre in giornata, dallo studio mensile dell'Abi, è emerso che le sofferenze nette degli istituti di credito italiani, vale a dire i prestiti che hanno ormai pochissime chance di essere restituiti, a fine 2013, erano pari a 80,4 miliardi di euro, con un incremento annuo del 24,1 per cento.
A Piazza Affari, Mps ha lasciato sul terreno l'1,8%, il Banco Popolare ha ceduto l'1,35%, mentre Intesa Sanpaolo è salita dell'1,28%, Ubi ha preso l'1,3%, e Bper e Popolare di Milano hanno guadagnato rispettivamente lo 0,88% e lo 0,59 per cento. Fuori dal Ftse Mib, la Popolare Etruria e Lazio è balzata del 2,92% proprio mentre la Popolare di Vicenza presieduta da Gianni Zonin ha annunciato un nuovo aumento di capitale da 1 miliardo, parte del quale (non è tuttavia chiaro in quale misura) potrebbe essere utilizzata per quelle acquisizioni di cui l'istituto del nordest parla ormai da anni.
Nel Ftse Mib, deboli anche Campari (-1,3%), Cnh Industrial (-1,28%), Ferragamo (-1,13%) e Mediolanum (-1,04 per cento). Bene, invece, Telecom Italia, che ha guadagnato l'1,22%, nel giorno in cui l'amministratore delegato Marco Patuano ha per l'ennesima volta ribadito che non ci sono trattative in corso per la cessione della controllata Tim Brasil. Rialzi di oltre un punto percentuale, all'interno del listino principale, anche per Atlantia (+1,21%) e per A2a (+1,62 per cento).
Perfettamente invariate le Generali, alla vigilia dell'attesissimo consiglio di amministrazione che si troverà a decidere se promuovere o meno l'azione di responsabilità verso l'ex amministratore delegato Giovanni Perissinotto e l'ex direttore generale Raffaele Agrusti.
MARCO PATUANO
telecom tim brasil
Giovanni Perissinotto
AGRUSTI
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