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Carlo Giordano per "il Giornale"
«Nella morte di Bohli Kayes c'è la responsabilità dello Stato. Perché al di là di quello che poteva aver commesso, in quel momento o in passato, la vita è sacra, e quando un cittadino italiano o straniero, chiunque esso sia, è nella disponibilità delle Istituzioni, la sua integrità fisica deve essere assolutamente tutelata». E' il commento del procuratore, Roberto Cavallone (che ieri ha tenuto una conferenza stampa), all'esito dell'autopsia sulla salma del pusher tunisino di 36 anni deceduto durante l'arresto da parte dai carabinieri il 5 giugno a Riva Ligure.
Secondo i medici il decesso è stato causato da asfissia dovuta a una pressione sulla cassa toracica. Precisamente da «arresto cardiocircolatorio neurogenico secondario ad asfissia violenta da inibizione dell'espansione della gabbia toracica». Quindi, secondo la perizia autoptica, nella morte di Kayes c'è la responsabilità dei militari che hanno partecipato all'operazione antidroga.
I carabinieri potrebbero aver premuto la cassa toracica (da uno a tre minuti), impedendogli di respirare e provocandogli così la morte cerebrale. Per la vicenda tre militari della stazione di Santo Stefano, che hanno preso parte all'arresto, sono indagati per omicidio colposo. La procura punta ora a capire se esistono differenze di responsabilità . Un altro punto da chiarire è se la pressione causa dell'asfissia sia avvenuta nelle fasi dell'arresto o durante il trasferimento in caserma.
L'azione fu movimenta. Alla vista dei carabinieri l'immigrato, poi risultato in possesso di eroina, aveva tentato la fuga, scavalcando il guardrail dell'Aurelia, ma era caduto. Bloccato e ammanettato, durante il tragitto verso la caserma aveva però perso conoscenza ed era stato disteso sul pavimento.
Portato in ospedale, i medici ne avevano constatato la morte. Dato che i tre carabinieri fino a questo momento si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande dei magistrati (resta la possibilità che i militari presentino però una richiesta di perizia di parte), il procuratore ha lanciato un appello ad eventuali testimoni che potrebbero aiutare a ricostruire le fasi dell'arresto, avvenuto nel parcheggio del supermercato «Lidl» di Riva Ligure.
Nel corso delle indagini i magistrati hanno già sentito un testimone che ha aiutato i militari a bloccare il pusher. Copia del referto dell'autopsia è stata messa a disposizione sia del consolato tunisino sia dei familiari di Kayes. Oltre a quello sul decesso ci sono altri due filoni d'inchiesta: per una busta con proiettili inviata a uno dei carabinieri indagati e all'informatore che aveva messo i militari sulle tracce dello spacciatore e per una fotografia di Kayes, in agonia, postata in rete.
bohli kaies
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il magistrato roberto cavallone
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