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QUANDO FARE SESSO E' COME ANDARE DAL DOTTORE – UNA LETTRICE SCRIVE ALLA ASPESI CHE RISPONDE: “AGLI UOMINI PARE NORMALE CHE ANDARE A LETTO DIVENTI UN'ABITUDINE, UN DOVERE CHE NON HA BISOGNO DI ESSERE DESIDERATO, CONQUISTATO. NON È COSÌ: ANCHE DOPO DECENNI DI MATRIMONIO UN GESTO GENTILE, UNA SERATA SPECIALE, È MOLTO IMPORTANTE''
SE IL SESSO DIVENTA MEDICINA MEGLIO CHIUDERE BOTTEGA
Lettera a Il Venerdì-la Repubblica
Quando ero più o meno quarantenne, ho cominciato a stancarmi delle affettuosità di mio marito. Ovviamente non è stato sempre così, ma a un certo momento è accaduto. Ho affrontato la situazione di petto e ne ho parlato abbondantemente e a più riprese con il mio consorte per trovare una soluzione, ma non si è risolto niente. Per mio marito intimità significa rapporto sessuale. Per me significa potersi confidare e fidare.
Mio marito con me parla poco, ma se vuole andare a letto diventa loquace come un cardellino e a me montano i nervi perché so dove vuole andare a parare quando diventa così fastidiosamente condiscendente per arrivarci. Mai un fiore, una cena fuori, il segnale di un pensiero affettuoso e non carnale.
Insomma per me il sesso era diventato una medicina, era come andare dal dottore: si spogli, si sdrai, le sento la pressione. Bene, compiuto il mio cinquantesimo compleanno ed entrata in menopausa, ho deciso di farmi un regalo e ho ufficialmente "chiuso bottega", con tanto di strepiti e discussioni. È andata così: non sono più disposta a fingere e a sopportare una pratica che mi stressa e mi umilia.
Mio marito ha dovuto adeguarsi e io non ho pentimenti: dopo 25 anni di vita insieme ritengo di avere tutto il diritto di questo tipo di scelta. Tengo a precisare che oltre a non provare attrazione fisica per il mio coniuge non la provo per nessun altro uomo: è di sesso che non voglio più saperne. Il risultato di questa scelta, la qualità della mia vita di coppia adesso, è argomento per un' altra lettera.
cleonice@virgilio.it
LA RISPOSTA DI NATALIA ASPESI
Natalia Aspesi per Il Venerdì-la Repubblica
Quest'altra lettera l' aspetto, e immagino anche altri lettrici e lettori. Capita più spesso di quanto si voglia sapere che uno dei due coniugi, o conviventi, o altro, a un certo punto dell' unione non solo non provi più niente nei gesti d' amore, ma senta che il suo corpo li rifiuta profondamente, senza scampo: contemporaneamente soffrendo sia per il sesso ormai subito che per la propria incapacità a desiderarlo e accettarlo.
Capita agli uomini, capita forse più spesso alle donne. Io credo che le ragioni di questo rifiuto, dopo anni di piacevole intimità, siano proprio quelle che lei descrive: un compagno che non dà né intimità né tenerezza, che ha perso la voglia di far sentire la moglie amata desiderata, di corteggiarla.
Tanto sesso non equivale a buon sesso
A questi uomini pare normale che il sesso diventi un momento qualsiasi della convivenza, un' abitudine, un dovere, che non ha bisogno di essere acceso, desiderato, conquistato. Non è così, lei ha ragione: anche dopo decenni di matrimonio un gesto gentile, una serata speciale, la capacità di far sentire al proprio partner amore, devozione, riconoscenza, condivisione, è molto importante. Non è facile dire basta, ma bisogna saper dirlo quando il sesso coniugale diventa umiliazione, una specie di violenza che non si ha più la forza di subire.
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