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Elmar Burchia per Corriere.it
Troppo bella per essere vera? Sicuramente irresistibile, tanto che lunedì la storia del giovane «genio della finanza» Mohammed Islam ha fatto il giro del mondo. Si sgonfia in poche ore la storia di successo di Mohammed Islam, liceale del Queens che si era spacciato per il giovane «lupo di Wall Street». In grado, secondo quanto dichiarato al New York Magazine e al New York Post (e molti altri media), di accumulare cifre da capogiro giocando in Borsa durante le pause pranzo a scuola.
Il mea culpa
Aveva raccontato di aver iniziato a dilettarsi con quotazioni, azioni e movimenti in borsa, fin dalla tenera età di 9 anni e di aver accumulato nel tempo una somma «nella fascia alta delle otto cifre». Il tutto confermato con un estratto conto mostrato alla giornalista.
Assieme al suo presunto partner Damir Tulemaganbetov, il «ragazzo prodigio» - oramai sulla bocca di tutti - era stato invitato lunedì per un'intervista davanti alle telecamere dell’emittente CNBC. I due teenager, di colpo impauriti dalle luci dei riflettori, avevano però declinato l’invito all’ultimo momento. Poche ore dopo, Islam ha fatto mea culpa parlando con l’Observer: «Non ho guadagnato un solo dollaro in Borsa. Tutta la storia è inventata». Anche la grossa Bmw o l’appartamento a Manhattan erano solo dei sogni. Ha aggiunto: «Si è trattato di un equivoco che non ho smentito».
Il corso di simulazione
Il 17enne era insomma troppo impegnato ad apparire sulle prime pagine per trovare il tempo di smentire. Quel denaro lo ha guadagnato, ma solo nel corso di simulazioni di Borsa al suo liceo.
Al New York Magazine ha però fatto credere di essersi effettivamente messo in tasca una montagna di soldi veri. Insomma: l'incredibile storia di Mohammed Islam e dei suoi milioni era tutta falsa, inventata. O, come ha raccontato il ragazzo (affiancato dai suoi avvocati), «tutto sfuggito di mano».
Quelle sue bugie hanno tuttavia anche delle conseguenze familiari: suo padre lo vorrebbe diseredare, mentre la madre non gli parla praticamente più. L’intervista di Islam e Tulemaganbetov col New York Observer si è svolta negli uffici di una società di pubbliche relazioni alla quale i due teenager hanno ora dato il compito di limitare i danni causati.
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