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Luciano Ferraro per il “Corriere della Sera”
Con un bicchiere di champagne in mano François Hollande e Alain Juppé hanno inaugurato ieri la Cité du vin, un museo senza uguali al mondo. Il Guggenheim del vino, adagiato su una torre lucente di 55 metri.
Bordeaux si aspetta che replichi l' effetto che il museo di Frank Gehry ha avuto su Bilbao. La Cité è dedicata alla «cultura e alla civiltà lunga 8 mila anni» della vite e dei suoi frutti.
Hollande e Juppé (sindaco di Bordeaux), probabili sfidanti alle presidenziali del 2017, hanno glissato sulla politica («C' è una storia da rispettare, ma nessuna nostalgia per il passato», si è limitato a dire l' inquilino dell' Eliseo, evocando il suo Jobs act). Le proteste che scuotono la Francia nelle ultime settimane hanno trovato comunque spazio nella cerimonia. Oscurandola.
I manifestanti hanno provocato un black out durante i discorsi ufficiali, e il palazzo è rimasto in parte senza luce. Il gruppo elettrogeno della Cité du vin si è messo subito in moto, togliendo così clamore al boicottaggio.
«Il vino rappresenta la Francia agli occhi del mondo - ha detto Hollande - la libertà, la cultura e lo stile di vita che ci viene invidiato. La Cité du vin è il nostro orgoglio perché promuove questa immagine».
Per diventare la capitale mondiale dell' enoturismo (attesi 6,5 milioni l' anno di visitatori in città) Bordeaux ha speso 81 milioni di euro, con l' aiuto di Stato, enti pubblici, vignaioli e mecenati. Da oggi il palazzo di 14 mila metri quadrati è aperto al pubblico (20 euro il biglietto). L' idea che ha guidato gli architetti Anouk Legendre e Nicolas Desmazières: eliminare gli aspetti (e le parole) che capiscono solo gli specialisti del vino.
E creare un parco culturale dei divertimenti, spettacolare e ipertecnologico. Con immagini in 3D, profumi diffusi nelle stanze, 10 ore di video, schermi ovunque, divani rossi per sdraiarsi guardando sul soffitto filmati e immagini di opere ispirate a Bacco e Venere. Sono state ricostruite le terre del vino (tra le 22 all' ingresso c' è la zona del Prosecco superiore di Conegliano e Valdobbiadene). E un barcone per navigare lungo le antiche rotte marine del vino.
Le sale si visitano con un tablet che attiva video, suoni, immagini e traduce quello che raccontano in inglese storici ed enologi. Una versione kolossal del Padiglione del vino all' Expo di Milano.
All' ultimo piano 14 mila bottiglie da 80 Paesi, scelte da Andreas Larsson (miglior sommelier del mondo 2007) e Michel Rolland («l' enologo volante»). Ogni etichetta avrà un codice a barre, scaricandolo si ottiene un video su storia e caratteristiche di quel vino (in inglese, con sottotitoli in francese, spagnolo e cinese).
«Meglio avere qui la Cité du Vin piuttosto che nella Napa Valley o nel Chianti», si è compiaciuto Hervé Grandeau, presidente dei vignaioli di Bordeaux, con una stoccata all' Italia del vino, rimasta un passo indietro.
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