FLASH – TRUMP HA UN “BIBI” SITTER CHE LO TIENE PER LE PALLE? COME RIESCE NETANYAHU A CONVINCERE IL…
I MERCATI EUROPEI SONO LE VITTIME COLLATERALI DELLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU – LE BORSE DEL VECCHIO CONTINENTE HANNO BRUCIATO 900 MILIARDI DI EURO DI CAPITALIZZAZIONE IN DUE GIORNI, PER I TIMORI DELLA CRISI ENERGETICA LEGATA ALLA GUERRA ALL’IRAN – I PREZZI DI GAS E PETROLIO CONTINUANO LA LORO CORSA AL RIALZO. PER GLI ANALISTI PROLUNGATE TENSIONI NELLO STRETTO DI HORMUZ AVRANNO “IMPLICAZIONI SIGNIFICATIVE” SULL’INFLAZIONE IN EUROPA – A PAGARE SARANNO LE NAZIONI PIÙ ESPOSTE ALLA DIPENDENZA ENERGETICA DAI PAESI DEL GOLFO, COME L'ITALIA...
Estratto dell’articolo di Fabrizio Goria e Giovanni Turi per “La Stampa”
BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP
Quasi 900 miliardi di euro di capitalizzazione lasciati sul terreno in due giorni. È questo il primo bilancio dell'attacco di Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Il Ftse Mib ha chiuso in calo del 3,92%, registrando la peggiore chiusura dal "Liberation Day" del 2 aprile 2025. Ora è l'instabilità del Golfo Persico a preoccupare gli investitori.
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Il presidente Usa Donald Trump sottolinea che il conflitto tra Washington e Teheran potrebbe durare a lungo, facendo andare in altalena Wall Street. Ma intanto i prezzi di gas e petrolio continuano la loro corsa al rialzo.
BOMBARDAMENTI AMERICANI SU TEHERAN
Gli analisti non escludono che prolungate tensioni nello Stretto di Hormuz possano avere «implicazioni significative su inflazione in Europa» e innescare «disturbi nelle filiere produttive globali». Le imprese e le famiglie italiane guardano con attenzione alle ricadute su benzina, costi dell'energia e degli alimentari.
Il timore - come ricordato dal think tank statunitense Rand - è un ritorno delle pressioni sui Paesi importatori di materie prime dall'area. Come l'Italia, che a febbraio ha visto un tasso d'inflazione dell'1,6%, dopo l'1% dello scorso gennaio.
I picchi del gas
Ieri, alle 11:20 in punto, il prezzo del gas naturale al mercato di Amsterdam ha toccato quota 65 euro per megawattora, chiudendo a 53 euro. Valori che non si vedevano dall'invasione della Russia in Ucraina. Anche se non sono i livelli dell'agosto 2022, quando la corsa agli stoccaggi porto il livello a superare i 320 euro.
Tuttavia, è un parametro che fornisce «una significativa unità di misura dello stress che sta vivendo l'Europa in questa fase», ricordano gli analisti di Ing. E così le aziende italiane lanciano l'allarme: i rischi sono in aumento. L'associazione delle imprese dei carburanti Unem parla di almeno 10 centesimi in più al litro per il gasolio, Facile.it parla di 166 euro in più a bolletta per le famiglie.
Ma, come rammenta Moody's, l'ago della bilancia è il fattore tempo. Per l'agenzia, oltre un mese di conflitto può essere uno tsunami sul credito sovrano dei Paesi mediorientali, ma anche sui settori bancario e assicurativo.
Mentre le banche se la vedrebbero con «un'attività economica indebolita, una ridotta propensione degli investitori e potenziali pressioni sulla liquidità», il principale canale delle compagnie assicurative regionali sarebbe «il rischio di mercato sugli asset investiti, poiché le interruzioni di esportazioni di petrolio e gas e del turismo potrebbero deprimere i prezzi degli asset locali, in particolare quelli immobiliari. [...]
Le implicazioni
caro elettricita - bollette energia
Secondo Goldman Sachs le conseguenze sui prezzi in tutta Europa possono essere significativi qualora lo strozzature degli approvvigionamenti di materie prime fossili - in prevalenza gas naturale e greggio - siano più lunghe del previsto.
«Stimiamo che gli effetti su quattro trimestri di un aumento del 10% dei prezzi dell'energia, rilevati dalla media dei prezzi del petrolio e del gas, sul Pil reale siano pari a -0,2% nell'area dell'euro e nel Regno Unito, -0,1% in Svezia, quasi zero in Svizzera e +0,1% in Norvegia», scrive il team di ricerca economica guidato da Jari Stehn.
Al contempo, lo scenario di S&P Global è più ottimista. Gli analisti dell'agenzia di rating parlano di «un conflitto militare breve». Eppure, sottolineano, aziende e società infrastrutturali «devono affrontare rischi operativi e finanziari più elevati».
Le cause: volatilità dei prezzi dell'energia, interruzioni della catena di approvvigionamento, costi più pesanti per assicurarsi. Oltre a società petrolifere e del gas, di ricadute ne sentirà la nautica con tutto il suo indotto. E poi c'è un reale rischio di deflusso di capitali in aumento. Da qui, maggiori rischi per le banche. Non viene escluso «un moderato deflusso di capitali esterni».
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La volatilità
CHRISTINE LAGARDE AL WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS - FOTO LAPRESSE
Questo è il possibile scenario che impensierisce tanto le case d'affari quanto la Banca centrale europea (Bce). Francoforte sta monitorando la situazione, specie sul fronte dell'impatto sulla fiducia di consumatori e imprese. Non è un caso che davanti all'impennata del prezzo del petrolio, la volatilità è il punto fermo osservato dagli analisti di Amundi.
«Nel breve termine, questa alimenta il rischio di inflazione, la forza del dollaro e la dispersione tra asset class. La volatilità dell'energia, l'incertezza sull'inflazione e la dispersione regionale stanno tornando a essere elementi distintivi del mercato», rimarcano dal colosso francese. A pagare, se il conflitto si protraesse e si espandesse a tutto il Golfo, sarebbero le nazioni più esposte. Come l'Italia, appunto.
il gas liquefatto nello stretto di hormuz
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