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LE PIATTAFORME TECH CI TENGONO PER LE PALLE – L’AMERICANA CLOUDFLARE, MULTATA DALL’AGCOM PER VIOLAZIONE DELLA LEGGE ANTIPIRATERIA ONLINE, MINACCIA DI INTERROMPERE I SERVIZI DI SICUREZZA INFORMATICA PRO BONO PER LE OLIMPIADI DI MILANO CORTINA, E DI CHIUDERE TUTTI I SERVER IN ITALIA (PROVOCHEREBBE UN DOWN GENERALIZZATO DELLA RETE) – ELON MUSK RETWITTA IL CEO DELL’AZIENDA, MATTHEW PRINCE E METTE NEL MIRINO L’AUTHORITY: “CHI C’È IN QUESTO COMITATO?” – IL POST DI ANDREA STROPPA E LA QUESTIONE TECNICA
CLOUDFARE, 'VALUTIAMO STOP ALLA CYBERSICUREZZA DEI GIOCHI MILANO CORTINA'
(ANSA) - L'americana Cloudfare, che l'8 gennaio l'Agcom ha multato per violazione delle norme antipirateria, promette battaglia e non solo legale. Il suo ceo, Matthew Prince su X, annuncia che "sta valutando di interrompere i milioni di dollari in servizi di sicurezza informatica pro bono che stiamo fornendo per le prossime Olimpiadi di Milano-Cortina".
Cloudfare valuta anche di "interrompere i servizi di sicurezza informatica gratuiti di Cloudflare per tutti gli utenti con sede in Italia; rimuovere tutti i server dalle città italiane; e interrompere tutti i piani per la costruzione di una sede Cloudflare in Italia o per qualsiasi investimento nel Paese".
"Sarò a Washington la prossima settimana per discutere di questo con i funzionari dell'amministrazione statunitense e poco dopo incontrerò il CIO a Losanna per illustrare il rischio per i Giochi Olimpici se Cloudflare dovesse ritirare la protezione per la sicurezza informatica" aggiunge. Cloudflare, ricorda lo stesso manager, nel 2024 ha registrato un fatturato in Italia di poco meno di 8 milioni di dollari.
CLOUDFLARE CONTRO AGCOM E PIRACY SHIELD: FURIOSA PER LA MULTA MINACCIA DI ABBANDONARE L’ITALIA
Estratto dell'articolo di Roberto Pezzali per https://www.dday.it/
elon musk reposta matthew prince contro l agcom
Google e Cloudflare, due giganti del web e due decisioni opposte. La prima ha scelto di adeguarsi recependo i blocchi della piattaforma antipirateria Piracy Shield, la seconda invece ha deciso di combattere per la libertà di internet, definendo il blocco di IP e DNS una forma di censura.
Una scelta che le è costata 14 milioni di euro di multa da parte di Agcom per violazione della legge antipirateria.
Cloudflare, nelle scorse ore, ha risposto per mano del suo CEO e fondatore Matthew Prince alla sanzione con una dichiarazione molto polemica diretta soprattutto ad Agcom, nella quale minaccia non solo battaglia ma anche di ritirare investimenti e servizi dal’Italia.
Una scintilla che ha fatto scoppiare una bomba: tantissimi, da Elon Musk a David Heinemeier Hansson, creatore di Rails e nome molto noto in rete hanno dato supporto a Prince che ha provato, nella sua dichiarazione, a coinvolgere anche l’amministrazione Trump tramite il vicepresidente Usa Vance per trasformare la multa in un vero e proprio caso diplomatico.
[...]
Ci sono due aspetti da chiarire: la dichiarazione di Prince è contro Agcom, che tuttavia non ha fatto altro che applicare [...] una legge italiana. Il problema va quindi risolto alla fonte: la legge antipirateria, con i diversi emendamenti pubblicati successivamente, ha allargato il suo raggio di azione dai soli provider alle CDN e ai DNS, includendo quindi negli organismi che devono effettuare i blocchi anche colossi come Cloudflare o Google.
Il secondo è che la critica è rivolta non tanto alla piattaforma, perché lo stesso Prince dice che “Crediamo che l'Italia, come tutti i paesi, abbia il diritto di regolamentare i contenuti sulle reti all'interno dei propri confini” ma al modo in cui verrebbe chiesto che fosse applicata, quindi con un blocco che varrebbe ovunque, anche fuori dai confini italiani.
Va detto tuttavia Google ha applicato i blocchi, ma lo ha fatto gestendo la provenienza della richiesta in modo tale che solo chi risiede in Italia e usa i suoi DNS vede certi siti bloccati.
Cloudflare tecnicamente potrebbe fare qualcosa di simile a Google, ma ha scelto di non farlo perché le conseguenze sarebbero molto più gravi, sia sul piano giuridico sia su quello strutturale di Internet.
Google, nel rapporto con Piracy Shield, ha adottato una strategia di contenimento del danno: eventuali interventi sono stati limitati come abbiamo scritto sopra al solo territorio italiano, senza modificare il comportamento globale del DNS pubblico 8.8.8.8, senza accettare automatismi ciechi e senza applicare blocchi validi fuori dalla giurisdizione nazionale.
ELON MUSK GIORGIA MELONI ANDREA STROPPA
In altre parole, Google ha operato come fornitore di servizi, già abituato a filtrare contenuti su base nazionale (Search, YouTube, Ads), e ha mantenuto una separazione netta tra Italia e resto del mondo.
Cloudflare, invece, opera a un livello completamente diverso. Non è solo un fornitore di servizi, ma un’infrastruttura globale condivisa: CDN, DNS (1.1.1.1), protezione DDoS, reverse proxy e terminazione TLS convivono sullo stesso stack.
Accettare blocchi DNS, anche solo “per l’Italia”, su segnalazione amministrativa e senza supervisione giudiziaria, significherebbe creare un precedente valido per qualunque Paese. Una volta accettato il principio, Cloudflare non avrebbe più basi solide per rifiutare richieste analoghe da governi autoritari.
La differenza fondamentale è sul modello. Google accetta da anni compromessi regolatori perché il suo business non si fonda sulla neutralità assoluta. Cloudflare, invece, si presenta come una sorta di common carrier di Internet: proteggere un sito non significa approvarne i contenuti, e la sua credibilità dipende proprio dal non discriminare. Cedere una volta significherebbe cedere per sempre. La sua posizione non è una quindi una questione di arroganza, ma di sopravvivenza del modello di Internet globale. [...]
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