GIORGIA, ER MEJO TACCO DI ATREJU! - ZOMPETTANDO COME UN MISIRIZZI, LA MELONI CAMALEONTE HA MESSO IN…
QUANDO MI DIEDERO DELL’UNTORE - MARCO PREDOLIN RACCONTA: “NEL 1992, ERO AL CULMINE DELLA MIA POPOLARITÀ. NELL’AMBIENTE, MESSA IN GIRO NON SI SA DA CHI, CIRCOLÒ LA FALSA VOCE CHE FOSSI MALATO DI AIDS. INIZIARONO DI BOTTO A NON CHIAMARMI PIÙ, A NON FARMI PIÙ LAVORARE...USCÌ LA NOTTE, UN QUOTIDIANO DEL POMERIGGIO, COL TITOLO: “MARCO PREDOLIN MORTO A PAVIA”. FUI LETTERALMENTE TRAVOLTO DA QUESTE DICERIE. UNA VOLTA MI FERMAI IN UN AUTOGRILL A PRENDERE UN CAPPUCCINO E…”
Anticipazione stampa da OGGI
Se c’è uno che si intende di psicosi da virus, quello è Marco Predolin, il conduttore televisivo che negli Anni 80 sfondò nell’allora Fininvest ma fu perseguitato da una nomea di potenziale untore che gli azzoppò la carriera. «Nel 1992, ero al culmine della mia popolarità. Nell’ambiente, messa in giro non si sa da chi, circolò la falsa voce che fossi malato di Aids, la sindrome da immunodeficienza acquisita», racconta a OGGI, nel numero in edicola da domani.
Risultato? «Qualcosa di strano, impalpabile ma incredibile: iniziarono di botto a non chiamarmi più, a non farmi più lavorare... uscì La Notte, un quotidiano del pomeriggio, col titolo: “Marco Predolin morto a Pavia”. Presero per buono il lancio di uno speaker radiofonico locale». Come reagire? «Avevo fatto il test che accertava la mia sieronegatività: andai da Costanzo a mostrarlo in tv e poi tenevo sempre quel foglietto in tasca, per placare gli increduli. Fui letteralmente travolto da queste dicerie».
MARCO PREDOLIN MICHELLE HUNZIKER
E arrivando all’attualità, Predolin dice: «Una volta mi fermai in un autogrill a prendere un cappuccino, e poi andandomene sentii chiaro uno dei due baristi dire all’altro: “Lavala bene, quella tazza, perché quello è malato”. Cose che fanno male. Questo episodio mi ha ricordato quello recente di cronaca della signora di Ischia che ha preso a insulti i due pullman di presunti untori di Coronavirus dal Veneto. Ma ci rendiamo conto?... Non le invidio per niente, queste persone della zona rossa. Perché temo che anche quando tutta questa storia sarà finita, non riavranno la loro stessa vita sociale. Saranno sempre quelli di Codogno e dintorni. L’ignoranza impera».
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