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COSA ACCADRA’ DOPO IL VOTO SUL REFERENDUM? CHI VINCE METTE UN’IPOTECA SULLA VITTORIA ALLE POLITICHE - L’ANALISI DI SORGI: “SE A PREVALERE DOVESSERO ESSERE I "NO", IL CENTRODESTRA ACCUSEREBBE IL CONTRACCOLPO. E LA STRADA DI QUI AL VOTO POLITICO DIVERREBBE IN SALITA, A PARTIRE DAL VARO DELLA NUOVA LEGGE ELETTORALE. MA LA PREMIER, ANCHE IN CASO DI SCONFITTA, POTREBBE, PROPRIO CON LA LEGGE ELETTORALE, PROVARE A DIVIDERE IL FRONTE AVVERSARIO, STRINGENDO SUL MECCANISMO DEL CANDIDATO PREMIER, CHE AGITA ANCHE IL CENTRODESTRA IN QUANTO NE’ SALVINI, NE’ TAJANI SAREBBERO FELICI DI…”
Marcello Sorgi per “la Stampa” - Estratti
Al di là dell'esito dell'entrata in vigore, o meno, della riforma della separazione delle carriere dei magistrati, la vittoria del "Sì", o del "No" al referendum avrà effetti politici più generali, inaugurando tra l'altro l'ultimo anno della legislatura che si concluderà con le elezioni politiche.
(…) il vincitore di lunedì potrà dire di aver messo una seria ipoteca sulla corsa finale dell'anno successivo. Per Meloni, se a vincere saranno i "Sì", si tratterebbe, nel 2027 di un bersaglio mai centrato prima nella storia della Repubblica: una premier riconfermata per una seconda volta nelle urne e proiettata a governare per altri cinque anni.
Se invece a prevalere dovessero essere i "No", sebbene la presidente del consiglio abbia già annunciato che non si dimetterebbe, il centrodestra accuserebbe comunque il contraccolpo. E la strada di qui al voto politico diverrebbe in salita, a partire dal varo della nuova legge elettorale, che Meloni vorrebbe subito mettere in cantiere in Parlamento anche con un'opposizione rinforzata dal risultato di aver battuto il governo e pronta a far di tutto per rallentare il progetto della premier.
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse
Ma così come la vittoria dei "Sì" sarebbe assai difficile da digerire nel "campo largo", rallentando e mettendo in crisi il processo di formazione della coalizione, fin qui ad andamento alterno, quella dei "No" avrebbe conseguenze opposte: accelerando la crescita dell'alleanza tra Pd, 5 Stelle, Avs, Casa Riformista, Più Europa e forse perfino Azione, e mettendo una volta e per tutte all'ordine del giorno la fin troppo rinviata questione di chi dev'essere, in nome di tutti, il competitor diretto di Meloni.
schlein fratoianni bonelli conte
La quale però, anche in caso di sconfitta, potrebbe, proprio con la legge elettorale, provare a dividere il fronte avversario, stringendo sul meccanismo del candidato premier, che tuttavia agita anche il centrodestra. Non perché esistano dubbi sul fatto che la premier debba candidarsi a succedere a se stessa.
Ma perché né Salvini, specie dopo la scissione del generale Vannacci, né Tajani, visto che Forza Italia ha nel simbolo ancora il nome di Berlusconi, sarebbero proprio felici di dover correre per "Meloni presidente": una scelta che, seppure indicata solo sul programma comune, rischierebbe di togliere voti alle liste alleate.
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse
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