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AMORI E BOLLORI DI PAOLO POLI – BARBARA COSTA A 10 ANNI DALLA MORTE RIPROPONE ALCUNE “CHICCHE” DEL GRANDE ARTISTA - “IO HO CAPITO FIN DA PICCOLO DI ESSERE GAY. MI GARBAVA IL FORNAIO. A 5 ANNI UNA MIA ZIA MI PORTÒ AL CINEMA, A VEDERE "KING KONG", E LÌ SCOPRII CHE MI GARBAVA PURE IL GORILLA” - A ME SON SEMPRE GARBATI GLI AMORI FURTIVI, VELOCI, IN PIEDI, IN UN ANGOLO BUIO… UNA ROBA ALLA COSACCA. DISINVOLTA! COM’È CHE SI DICE: "PRESTO E BENE, RARO AVVIENE". SVOLAZZANDO QUA E LÀ C’È LA VARIETÀ. L’UOMO È ONNIVORO, NON PUÒ MANGIARE SOLO UNA COSA…” - “I GIGOLÒ, A ME, CHE NON SONO PIÙ UN FIORE, VANNO BENISSIMO. CI SONO I TURCHI CHE SONO MOLTO PORTATI. POI C’È IL MAROCCHINO CON UNA BESTIACCIA TRA LE GAMBE. E POI CI SONO I RUMENI, CHE…”
Barbara Costa per Dagospia
“La Madre, una ragazza chiacchierata, rimane incinta da vergine, il Padre è putativo: esempio di Famiglia più disastrata non ce n’è”.
Così su Gesù Giuseppe e Maria la pensava e a gran voce lo diceva Paolo Poli, uomo grande, uno che dire artista è dire niente, attore imponente. Morto 10 anni fa. Di bravura senza pari, Poli il palco se lo mangiava, e ditemi: sulla Sacra Famiglia, aveva forse torto!?
Poli detestava il matrimonio sia etero sia omo, l’istituzione, che lui metteva in croce a partire dai capi, istitutori, nella Bibbia tutta e a partire dalla Genesi: “Lo sapeva anche il Padre Eterno: quando si accorse che Adamo si annoiava gli creò la moglie, Eva, una rompic*gliona, che però ha fatto andare avanti la storia”.
Ripeto: Paolo Poli aveva forse torto!? O era con fiero cinismo lesto a scardinare chiusure, mentali, ipocrisie, sociali, in cui intristiamo lui, l’AMORE, per esibirlo al mondo aspettandone l’approvazione? Dio non voglia che… quest’AMORE in verità sia soprattutto sesso che lega 2 persone i cui corpi mirano a soddisfarsi? Senza barriere. Né sovrastrutture. Altro che non sia lo struggimento di farlo, fare e farsi fare. Ditemi se per una volta, l’AMORE, il tanto agognato cercato bestemmiato AMORE, non può esser quello che Paolo Poli denuda in queste sue frasi, aguzze, forbite risposte, a interviste, spellanti perbenismi e maschere, che ci fan tanto "brave persone":
mina paolo poli raffaella carra rai uno
_ “Il matrimonio tra gay non mi interessa, come non mi interessa quello tra uomo e donna. Io voglio seguire l’istinto, non tornare a casa, e trovare qualcuno che mi chiede "caro, cosa vuoi per cena?".
_ “Qui in Italia l’unico sovrano è il Papa. E il Papa fa il suo mestiere. Non possiamo pretendere che ci benedica, e poi ci inviti a inchiappettarci l’uno con l’altro”.
_ “Ricercare un riconoscimento ufficiale mi pare un atteggiamento conservatore. Meglio affidarsi all’istinto. Il sesso non è mai tra le gambe, ma nel cervello. Il giudizio morale non esiste, siamo tutti buoni e cattivi, siamo tutti casti e perversi. Questo bisogno di tenersi per mano come finocchie contente, è roba da psicanalisti”.
_ “L’unica famiglia felice è quella ben distanziata. Guarda mia sorella Lucia: il suo uomo sta al pianterreno, lei al primo, il figlio al quarto”.
_ “Un marito io non l’ho mai voluto. La quotidianità è noia. E io ho sempre difeso la mia solitudine. Ho amato uomini e donne, ma non per fare maritino e mogliettina, sarei impazzito. Io ho sempre voluto vivere per conto mio. Chi ha cervello sta bene da solo”.
_ “A volte mi sveglio, tasto il letto… sento che non c’è nessuno… e penso: che sollievo! Avere al fianco uno che russa non significa non essere soli. E io sono felice senza famiglia”.
_ “A me son sempre garbati gli amori furtivi, veloci, in piedi, in un angolo buio… una roba alla cosacca. Disinvolta! Com’è che si dice: "Presto e bene, raro avviene". Svolazzando qua e là c’è la varietà. L’uomo è onnivoro, non può mangiare solo una cosa…”.
_ “Io ho capito fin da piccolo di essere gay. Mi garbava il fornaio. A 5 anni una mia zia mi portò al cinema, a vedere "King Kong", e lì scoprii che mi garbava pure il gorilla”.
_ “Le istituzioni ecclesiastiche non riuscirono a recuperarmi, anzi. Sollevavo le gonne delle suore e quello che vedevo mi confortava nella mia omosessualità. Ma qualche donna l’ho amata anch’io, da ragazzo, al tempo in cui vien duro facilmente”.
_ “Come ci sono le p*ttane ci sono anche i gigolò, e a me, che non sono più un fiore, vanno benissimo. Tra i gigolò gli stranieri vanno per la maggiore, oggi. Ci sono i turchi che sono molto portati. Poi c’è il marocchino con una bestiaccia tra le gambe che non si vuole fare toccare da nessuna altra parte! E poi ci sono i rumeni, che si prostituiscono, è la cosa più facile, magari cominciano a lavorare come muratori, ma poi scoprono che possono guadagnare di più e faticare di meno”.
(fonti: interviste Paolo Poli su "Corriere della Sera", "Repubblica", "Pride").
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alfabeto poli - paolo poli - a cura di luca scarlini
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