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IL CINEMA DEI GIUSTI - ALLA FACCIA DI TEO MAMMUCARI E DEL SUO SGUAIATO COMPORTAMENTO A "DOMENICA IN" PRESENTANDO COME OSPITE PEPPE IODICE ("TRE MINUTI E CACCIALO VIA. HO VISTO IL FILM: È IMBARAZZANTE. NON FA RIDERE"), HO VISTO CON ATTENZIONE QUESTO NAPOLETANISSIMO “MI BATTE IL CORAZON”, INTERPRETATO PROPRIO DA PEPPE IODICE – IL FILM HA UN’IDEA CENTRALE MOLTO ORIGINALE SULLA QUALE È COSTRUITO TUTTO IL FILM CHE MI HA COLPITO: IL PERSONAGGIO CHE, ALLA LUCE DI UNA MORTE APPARENTE, AFFRONTA LA REALTÀ DI TUTTI I GIORNI E IL FATTO DI ESSERE STATO CANCELLATO DALLA SOCIETÀ – A NAPOLI IL FILM SARÀ UN SUCCESSO… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
“Io lassù ho visto Maradona!”. Io invece, alla faccia di Teo Mammucari e del suo sguaiato comportamento a "Domenica in" presentando come ospite Peppe Iodice, "Tre minuti e caccialo via. Ho visto il film: è imbarazzante. Non fa ridere", ho visto con attenzione proprio questo napoletanissimo “Mi batte il corazon”, interpretato da Peppe Iodice.
E' una commedia, fin dal titolo, di proclamata fede maroniana diretta da Francesco Procopio, prodotta in proprio dai fratelli Alessandro e Andrea Cannavale, ma soprattutto è il primo film da protagonista di Peppe Iodice, popolare e lunare comico napoletano di Barra, quartiere popolare non così tranquillo negli anni passati come lo stesso attore lo descrive in una delle scene migliori e più autobiografiche del film.
E, sempre alla faccia di quel che ha detto Teo Mammucari presentando il film come un sicuro insuccesso da due giorni in sala, e magari dovrebbe ricordare il suo di flop, quello sì, davvero epocale, di “Streghe verso il nord” diretto nel 2000 da Giovanni Veronesi, che lo riportò subito a cantare “Anvedi come balla Nando” a "Libero", devo dire che non solo “Mi batte il corazon” non fa ridere, ma ha un’idea centrale molto originale sulla quale è costruito tutto il film che mi ha colpito.
Un'idea da film comico napoletano degli anni '50. alla Beniamino Maggio. Quella della morte. Sì perché intorno al 28° minuto di film Peppe Iodice, il protagonista, giornalista televisivo di una piccola emittente napoletana, mentre ascolta l’intervento della moglie più istruita, Ivana Lotito, “L’influenza del sanscrito nella fonologia indoeuropea", si accascia e muore.
Muore davvero, tanto che gli viene fatta la lapide al cimitero e un bel funerale con tanto di bara. Solo che a metà della funzione, officiata dal prete di famiglia, che è poi il regista Francesco Procopio, Peppe si sveglia e esce dalla bara con grande sorpresa di tutti.
Il gioco, comico, è quello del personaggio che, alla luce di una morte apparente, affronta la realtà di tutti i giorni e il fatto di essere stato cancellato dalla società, con tanto di battute degli amici (“Mi fa impressione che sei vivo”), e della stessa moglie, che non lo vuole a letto con lei perché magari muore un’altra volta. Non solo. Dovrà raccontare quello che ha visto nell’aldilà, dove, ovviamente, non poteva che vedere “lui”, Maradona.
Che gli ha dato un buon consiglio, “parla in faccia alla gente”. Questo parlare in faccia lo farà prima cacciare dalla sua emittente, ma ne farà una star dei social fino all’esibizione finale in una tv napoletana, Canale 21, dove passa il popolare programma dello stesso Peppe Iodice, cioè “Peppe Nights Zero Limits”. Esibizione che lo farà riavvicinare alla moglie che già lo voleva lasciare quando era vivo, figuriamoci da morto.
Il tutto è raccontato al cimitero a un pubblico di vecchi signori che fanno commenti banali ma divertenti. Costruito per un pubblico che conosce bene il personaggio e le sue trasmissioni tv, pieno di attori per noi sconosciuti ma a Napoli popolarissimi, da Gianni Ferrari in giù, parlato in un napoletano strettissimo spesso non facile da capire già a Roma, pieno di battute, però, e anche buone, come quella dove ci si confonde tra NDY, not dead yeat, e LDA, cioè il figlio rapper di Gigi D’Alessio,
con troppe sponsorizzazioni in scena, come Gino Sorbillo che spiega la sua nuova pizza, il caffè Toraldo, ha dalla sua un personaggio originale, che mischia la sua vera storia, l’infanzia a Barra è notevole, con la storia del personaggio e una trovata di copione, la morte centrale e il risveglio, che se la avesse fatta non dico Bill Murray ma un Fabio De Luigi, già valeva tutto il film. In sala dal 19 marzo. A Napoli, e a Barra, ovviamente, sarà un successo.
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