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IL CINEMA DEI GIUSTI – GIOVEDÌ ARRIVA IN SALA “HAMNET”, UNO DEI PIÙ POSSIBILI CANDIDATI ALL'OSCAR COME SIA COME MIGLIOR FILM SIA COME MIGLIOR PROTAGONISTA FEMMINILE, SU WILLIAM SHAKESPEARE E SUA MOGLIE ANNE HATHAWAY, QUI RIBATTEZZATA AGNES, CHE AFFRONTANO IL DRAMMA DELLA MORTE DEL LORO FIGLIO - IL FILM NON È SU NÉ SU HAMNET, IL FIGLIO, NÉ SU HAMLET, LA COMMEDIA CHE DEBUTTERÀ A QUATTRO ANNI DALLA SCOMPARSA DEL BAMBINO, NÉ SU SHAKESPEARE. E’ SU AGNES, CHE NON SI RENDE CONTO DI QUEL CHE STA SCRIVENDO IL MARITO… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

jessie buckley hamnet

Giovedì arriva finalmente in sala quello che da mesi si lancia come uno dei più possibili candidati all'Oscar come sia come miglior film sia come miglior protagonista femminile, “Hamnet”, prodotto da due padrini come Steven Spielberg e Sam Mendes (che in un primo tempo lo doveva dirigere), interpretato da due star inglesi molto amate, Jessie Buckley, che sembra abbia già l'Oscar in tasca, e Paul Mescal, ingiustamente snobbato nelle nomimations,

 

scritto, diretto, montato dalla cino-americana Chloé Zhao, già premio Oscar con “Nomadland”, ma anche bravissima regista di piccoli film americani, “The Rider”, “Song My Brothers Taught Me”, solo lievemente sporcata dall’insuccesso di “The Eternal”.

 

jessie buckley e paul mescal hamnet 3

Un cartello iniziale ci avverte che Hamnet è solo una variazione morfologica di Hamlet, e lo spettatore che non si è informato su Internet su cosa andava a vedere, intuisce subito che tutto dovrebbe ruotare attorno all’Amleto di Shakespeare, anche se non riconosce immediatamente in nessun personaggio né Hamlet/Hamnet né Shakespeare. Spiega molto di più il titolo dal romanzo della scrittrice nord-irlandese di grande prestigio Maggie O’Farrell, anche co-sceneggiatrice assieme a Chloé Zhao, da cui il film è tratto, “Hamnet. Imagined The Interior Life of Shakespeare’s Wife, Anne Hathaway”.

 

La protagonista è quindi Anne Hathaway, qui ribattezzata Agnes, interpretata dalla straordinaria Jessie Buckley, come una strega della campagna inglese di fine 500 che prevede il futuro solo toccandoti con un dito, riconosce le proprietà mediche delle piante, allena un falcone, e si innamora di un giovane professore di greco e latino di famiglia più altolocata di quella di lei, che si chiama Will, interpretato da Paul Mescal. Tutto vero.

 

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E’ attorno a lei, e alla sua forza selvaggia di spirito dei boschi, che la storia e la famiglia si dipanano e crescono. Agnes e Will si sposano, aspettano una prima figlia, Susanna, poi nascono due gemelli, un maschio e una femmina, Hamnet, cioè Jacobi Jupe, e Judith, che giocano a scambiarsi continuamente di ruolo.

 

In tutto questo Will, deciderà prima di tentare la fortuna a Londra sfruttando il lavoro del padre, guantaio, poi di seguire la sua vera passione, il teatro. Il suo “Hamlet” nascerà dalla terribile tragedia che toccherà all’unico figlio maschio di Shakespeare. Ma il film, come il romanzo, non è su né su Hamnet, il figlio, né su Hamlet, la commedia che debutterà a quattro anni dalla scomparsa del bambino, né su Shakespeare.

paul mescal hamnet

 

E’ su Anna o Agnes Hathaway, che non si rende conto di quel che sta scrivendo il marito, che dialoga con la natura, che sente dalle api l’arrivo della peste e di possibili catastrofi, che vede il futuro, e rappresenta tutta la parte amorosa, horror, folklorica, profonda di Will o William. Fin dalla prima scena nel film vediamo ben presente un antro nero, una caverna, un buco, che ci ricondurrà sia alla morte sia all’uscita di scena del teatro. Il grande fondale della prima rappresentazione di “Hamlet” è infatti un bosco pieno di alberi che ha al suo centro il buco nero che abbiamo visto all’inizio.

 

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Sarà come essere passati dall’altra parte. Se il film deve molto allo studio di Maggie O’Farrell e ai suoi due protagonisti, ormai diventati delle star, Chloé Zhao porta da parte sua la freschezza di ispirazione di un cinema realistico-poetico legato alla natura, non convenzionale, non bacchettone, né piacione alla “Shakespeare in Love” prodotto da Harvey Weinstein.

 

Certo. Anche qui ci sono momenti imbarazzanti, penso alla creazione di “To be or not to be”, magari ne potevamo fare a meno, ma sono risolti sempre con una certa eleganza e soffocati dalla bella musica di Max Richter. In sala da giovedì.

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