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LA NOTA STONATA DI SANREMO – GINO CASTALDO: "BAGLIONI HA RIPORTATO LA MUSICA AL CENTRO DELL'ARISTON. GIÀ, MA QUALE? HANNO FUNZIONATO I DUETTI DELLA MEMORIA, NON I BRANI IN GARA CHE QUEST’ANNO ERANO PIUTTOSTO DEBOLI..."
Gino Castaldo per la Repubblica
In fondo ci piace infiammarci per una canzone. È un gioco che agli italiani è sempre piaciuto, forse più che a chiunque altro.
Nel bene e nel male ci meritiamo Sanremo. E questa volta è successo fino in fondo. Il grande pubblico della televisione generalista si è appassionato al tema canzoni: belle, brutte, commoventi, cantate bene o male, acuti, memorie, emozioni, duetti.
Neanche fossero le partite della Nazionale di calcio. Tutti a commentare, ad addentrarsi perfino tra i cavilli del regolamento.
Ma di quali canzoni parliamo?
Pensiamo per un attimo a cosa ci porteremo dietro di questo festival: forse Morandi, i Negramaro che cantano con Baglioni Poster, la canzone che ha fatto innamorare i loro genitori, Piero Pelù che rilegge il rock furente di Battisti, Paoli che strappa i cuori ricordando con la sua voce il "diverso" e bistrattato genio di Umberto Bindi, Giorgia che incanta James Taylor, Fiorello che canta al posto di Laura Pausini, il premio alla carriera conferito a Milva, la sapienza di Samarcanda firmata Roberto Vecchioni. E poi Nannini, Mannoia, Pausini, che proprio su questo palco iniziò la sua marcia trionfale.
Perfino gli ospiti non musicali hanno reso omaggio alla grande canzone, fossero anche Leosini o Sciarelli, esperte di tutt' altro.
Dunque su questo partita vinta, senza se e senza ma. Baglioni ha riportato la musica al centro del villaggio, completando un percorso iniziato da anni, partendo da quei vecchi carrozzoni televisivi nei quali le melodie sembravano uno sgradito ospite, un pedaggio obbligatorio.
Il problema sono i pezzi in concorso. Per trasformare davvero il Dna del festival bisognava a tutti i costi portare in gara novità che potessero, pur nei limiti concessi dal ristretto orizzonte sanremese, rappresentare meglio la nuova produzione, la parte viva della nostra musica. Ci volevano le canzoni di oggi, quelle che alla fine avrebbero dovuto essere le vere protagoniste.
Faceva abbastanza sorridere in questi giorni lo stupore di Midge Ure (l' illustre ospite dei Decibel) di fronte al fatto che qui bisogna portare una creazione inedita e cantarla addirittura per cinque giorni di fila. Per noi è normale, siamo abituati, ma forse tanto normale non è, fuori del nostro paese una manifestazione del genere non esiste. È una stranezza, una follia se vogliamo, ma proprio per questo le opere inedite sono così importanti.
E quest' anno erano piuttosto deboli, per lo più dignitose, sufficienti, questo è vero, ma con rarissimi picchi, com' è stato confermato dalla serata di venerdì, quando tutte, o quasi, le canzoni sono apparse nettamente migliorate, grazie ad arrangiamenti più originali e al sostegno di interpreti di rango.
Se è vero che di solito le scommesse si vincono o si perdono, questa volta pare si possano vincere e perdere allo stesso tempo. Altra stranezza, tipicamente italiana.
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