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Fulvio Bufi per il "Corriere della Sera"
Si possono dire infinite cose interessanti con un tweet. E a volte si potrebbe anche restarsene zitti. Opzione, questa, che avrebbe potuto scegliere Roberto Bolle durante il fine settimana a Napoli, dove, tra un cinema e una cena al ristorante giapponese di un suo amico, si è trovato a passare a tarda ora davanti al Teatro San Carlo, caro all'étoile che vi si è esibito spesso negli ultimi anni.
E irrefrenabile gli è venuta la voglia di cinguettare subito il suo sdegno perché sotto i portici del teatro ha visto persone che con coperte e cartoni cercavano - inutilmente - di ripararsi dal gelo. Persone senza casa, di quelle che passano la vita in strada e per le quali un tetto, fosse pure quello di un porticato, in certi momenti fa la differenza.
«Basito» è stata la prima parola sfuggita dalle dita a Bolle, accompagnata nel messaggio da una foto, scattata col telefonino, della scena apparsa davanti ai suoi occhi. Poi, in rapidissima successione, altri due tweet più argomentati: «I senzatetto che si accampano e dormono sotto i portici del Teatro San Carlo, gioiello di Napoli, sono un emblema del degrado di questa città », e «Scena mai vista davanti a nessun teatro. Nè in Italia né all'estero».
Su Twitter (che ha usato tra l'altro per esprimere critiche al governo Monti e alle liquidazioni milionarie dei manager di Stato, per dire come la pensava sulla prima della Scala e anche per far conoscere i suoi progetti) Roberto Bolle ha 49.296 followers, cioè persone che ricevono i suoi messaggi, e per quanto tutti lo amino come ballerino, era inevitabile che qualcuno non apprezzasse il suo pensiero sui senzatetto sotto i portici del San Carlo.
Magari l'autore non se ne è nemmeno reso conto, ma quei tweet esprimevano indignazione per la presunta sacralità violata del teatro, ma ignoravano completamente la condizione delle persone che non hanno una casa. E infatti sul marciapiede di fronte a quello del San Carlo ci sono altri portici, davanti alla Galleria Umberto, dove pure chi non ha un tetto si va a riparare, ma Bolle non ci ha fatto caso, o comunque non ci ha fatto un tweet.
Perché sarà forse per la sua immediatezza di utilizzo - messaggi di non più di 140 caratteri che si possono inviare facilmente anche dallo smartphone - ma Twitter qualche volta rischia di sembrare il social network di chi la spara più grossa senza stare lì a pensarci. «Il fisco? Ladri!», scrisse in un impeto di sincerità lo stilista Stefano Gabbana quando il suo proscioglimento in un'inchiesta per evasione fiscale fu annullato dalla Cassazione.
E ricordate il «Napoli città di m...» di Yanina Screpante, la fidanzata di Lavezzi che dopo essere stata rapinata del Rolex corse su Twitter anziché al commissariato? E come dimenticare Letizia Moratti che, sollecitata da un follower burlone, in campagna elettorale rassicurava i suoi elettori che mai sarebbe stata costruita una moschea nel quartiere di Sucate, che però a Milano non esiste.
Tutti messaggi rimossi appena compresa la gaffe (resistette invece il botta e risposta tra Fiorello e Sabina Guzzanti a proposito dello show «Il più grande spettacolo dopo il week end», ma quella era un'altra cosa, una polemica). E anche Bolle ha cancellato i suoi tweet sui senzatetto.
Ma la rete va veloce, e prima che lui intervenisse già lo avevano bombardato: «Balla, che è meglio», oppure «Non schifarti, dà una mano piuttosto», o ancora «Che ti credi che esiste solo la danza? Ci sono anche i poveri, sai?». Gli scrive pure il sindaco de Magistris, ma senza polemiche, solo per spiegargli gli interventi del Comune in favore dei senzatetto.
E alla fine riecco Bolle che cerca di chiudere la vicenda. Prima con un tweet in cui dice «Mi dispiace leggere che le mie parole sono state fraintese», seguito subito da un altro: «Il mio attacco non era rivolto ai senzatetto, le persone più bisognose d'aiuto. Non è nella mia sensibilità , credo di averlo sempre dimostrato». Fino a un'ammissione: «Di certo mi sono espresso male».
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