ABBAZIA CANAGLIA - IL GOVERNO DELLA SUPERCAZZOLA E’ USCITO DAL CONVENTO CON LE MANI VUOTE

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Franco Bechis per "Libero"

La prova del nove è arrivata quando le agenzie di stampa hanno battuto l'unico retroscena dall'Abbazia di Spineto in grado di spiegare qualcosa di quel che era avvenuto. «Ogni ministro», scrivevano le agenzie, «deve avanzare proposte responsabili, che prevedano anche le necessarie coperture».

E attribuivano queste parole a Fabrizio Saccomanni, ministro dell'Economia. Ci fidiamo delle agenzie di stampa, tanto più che il particolare non è stato smentito fino a tarda sera, e abbiamo la risposta sui risultati di due giorni di ameno ritiro spirituale dell'esecutivo nella provincia senese: zero.

Venerdì scorso il consiglio dei ministri non è riuscito a varare il decreto legge annunciato sulla cassa integrazione e sul rinvio del pagamento della rata Imu di giugno sulla prima casa. Visto che il nulla di fatto stava già provocando qualche brivido fra i grandi azionisti dell'esecutivo, Enrico Letta aveva tranquillizzato tutti: «la decisione politica è presa. Serve solo una settimana di tempo perché il ministro dell'Economia trovi le coperture».

Spiegazione dietro le quinte: il povero Saccomanni era appena arrivato in un ministero dove dopo lustri era cambiato il capo di gabinetto e lo staff di vertice era appena arrivato, ovvio che abbiano bisogno di tempo per orientarsi. Due giorni dopo il ministro che doveva trovare le coperture nel ritiro d'abbazia guarda tutti i colleghi smarrito e li implora: «trovatemi le coperture su quel che volete fare». Confortante. E soprattutto decisivo: non c'è in questo momento un solo punto del pur generico programma di governo che sia realizzabile.

Come Saccomanni tutti i membri dell'esecutivo sono alle prime armi nell'incarico che hanno ricevuto: quindi non sanno nemmeno da che parte iniziare. L'unica certezza che unisce tutti è che in cassa non ci sia un cent per fare un fico secco. Il programma di Letta inizialmente era quello di unire gli 8 punti proposti dal Pdl con gli otto punti lanciati da Pierluigi Bersani dopo le elezioni nella speranza di accalappiare il consenso di Beppe Grillo e delle sue truppe parlamentari.

Otto più otto fa sedici. Siccome qualche punto qua e là non era dissimile, ci si immaginava un piccolo sconto: 10 o 12 punti da realizzare? Nell'abbazia di Spineto si è avuta la risposta: Letta ha spiegato che saranno quattro i punti dell'azione di governo per i primi 100 giorni. In tempi di tagli, il primo taglio è stato proprio quello alle cose da fare. Da programma snello di governo si è trasformato in poker: quattro punti per cui Saccomanni dovrebbe trovare soldi, e con lui che replica: «trovatemeli voi».

Così grazie al ping pong di Spineto è diventato il programma della supercazzola. Entro fine settimana il rinvio dell'Imu e il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga torneranno comunque in consiglio dei ministri. Un rinvio di per sé non costa nulla. Solo che i comuni che quella tassa pensavano di incassare, protestano: la rata che non c'è più vale un miliardo e mezzo di euro.

Visto che è proprio la loro spesa quella che ha sfondato ogni limite negli ultimi tre anni, sarebbe l'occasione d'oro perché il governo dica all'Anci: «arrangiatevi, sono anni che vi chiedo di tagliare le spese inutili e voi non lo fate.

Avete tempo fino a Natale per risparmiare ». Questo però non avverrà. Saccomanni ha già comunicato davanti a Lilli Gruber la soluzione più semplice: il rinvio del rinvio.

«Daremo ai comuni un anticipo di cassa, anticipando i fondi che avremmo dovuto rendere disponibili a settembre». Quindi si sposta di 90-100 giorni il problema, anche per sopravvivere. Per la cassa integrazione in deroga forse i fondi ci sono. All'Economia i nuovi arrivati non li hanno ancora trovati, però Mario Monti, Vittorio Grilli e perfino Gianfranco Polillo giurano concordi di averli lasciati: 1,5 miliardi di euro di extra-gettito dell'Imu 2012 (con cui si sono incassati 4 miliardi più del previsto), ancora non impegnati.

A venerdì dunque ci si può arrivare, e fatto quello la supercazzola può continuare. Dopo ognuno si deve arrangiare da sé: i soldi non ci sono, e Letta nel suo giro europeo ha fatto solo un buco nell'acqua. Nessuno sconto all'Italia, trattata come un paria. Soldi a Francia e Spagna, e lì si magna. Qui ci trastulleremo con delle belle foto postate su Twitter dallo stesso Letta sul piano Giovannini per l'occupazione giovane, e nella migliore delle ipotesi con le riforme della legge elettorale e del sistema bicamerale...

 

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