GRANDE FRATELLO FISCO - IL GARANTE DELLA PRIVACY PIZZETTI SBEFFEGGIA (A MODO SUO) IL “GOVERNO TEORICO” E POCO TECNICO DEL CAIMARIO MONTI: “TRASMETTERE TUTTI I DATI DEI CONTI CORRENTI AL FISCO, SENZA DEFINIRE UNA SOGLIA MINIMA, È RISCHIOSO E COSTOSO” - “UNA MASSA ENORME D’INFORMAZIONI DIFFICILI DA GESTIRE E FACILISSIME DA RUBARE” - “NON VALUTANO CHE COSÌ DIMINUISCE LA PROTEZIONE SULLE IMPRESE”…

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Paolo Baroni per "la Stampa"

Sacrosanta la lotta all'evasione, ma attenti a non esagerare. Il Garante della privacy Pizzetti metti in guarda governo e Parlamento: le nuove norme che obbligano banche, società finanziarie e assicurazioni a trasmettere al Fisco tutti i movimenti bancari rischiano di creare un «Grande fratello» difficile da governare e da proteggere, in termini di sicurezza. E anche costoso.

Presidente Pizzetti, adesso siamo completamente «nudi» di fronte al Fisco.
«Certamente il numero di dati che verrà trasferito d'ora in poi al Fisco è molto alto, anche perché per le operazioni effettuate sui conti correnti non è stata definita una soglia minima. Capiamo benissimo che la lotta all'evasione è una emergenza, così grande da giustificare misure straordinarie, ma bisogna riflettere e pensare a misure di sicurezza molto, molto elevate».

Fino ai ieri le banche trasmettevano al Fisco solamente i dati essenziali dei conti e già si toccava quota un miliardo. Adesso si andrà molto oltre?
«Teoricamente verranno trasmessi tutti i movimenti del conto corrente, anche il prelievo bancomat per la piccola spesa, ovviamente le spese della carta di credito se questa è appoggiata al conto verranno trasmetti all'Agenzia delle Entrate. Poi coi nuovi limiti sull'uso del contante la mole di informazioni crescerà ulteriormente».

C'è bisogno di introdurre una soglia minima delle operazioni da «schedare»?
«Sarebbe utile. A nostro giudizio si rischia un eccesso di trasferimento di dati e quindi chiediamo al governo ed al Parlamento una valutazione sulla proporzionalità e necessità di un'operazione di questo tipo. Questo principio è uno dei cardini della tutela della privacy che deve valere anche in questo caso. Sia a protezione dei cittadini sia a protezione dell'efficienza stessa della pubblica amministrazione».

Il cittadino comune si pone anche un problema di sicurezza.
«Questione enorme. Bisognerà adottare sia misure tecnologiche, per evitare il furto dei dati, sia organizzative per evitare che questi dati siano conosciuti da funzionari che non hanno il diritto di conoscerli. E poi questi dati devo essere usati esclusivamente per la lotta all'evasione. Insomma bisogna evitare che si ripeta un caso-Prodi, con gli addetti di alcuni uffici territoriali del governo che erano andati a curiosare sui suoi redditi».

Diciamolo, siamo in Italia e c'è sempre il rischio che magari allungando cento euro a qualcuno... le informazioni vengano usati per altri fini...
«Nel settore del telemarketing è successo. E' un rischio reale».

Ma le nostre banche sotto questo profilo sono sicure?
«In questo settore siamo intervenuti più volte ed abbiamo emanato apposite linee guida. Ora però anche in questo campo si dovranno adottare norme ancora più rigide: l'accesso ai dati dei conti non potrà essere più così diffuso».

In tema di dati sulle imprese, invece, il decreto Salva-Italia si muove in senso opposto.
«Sì, c'è una norma che sottrae le persone giuridiche, quindi le società e le aziende, alla protezione dei dati. Ora questo alle imprese può andare bene perché pensano che così diminuiscano gli oneri, ma non valutano che così diminuisce la protezione sulle imprese stesse. Una volta compiuto questo passo l'eventuale furto del marchio, l'eventuale accesso al portafoglio clienti o ai dati conservati in una centrale rischi sarà meno tutelato. Anche su questo sarebbe opportuna una riflessione».

 

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