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Federico Rampini per la Repubblica
L'Amministrazione Trump perde il primo pezzo, a poco più di tre settimane dall'inaugurazione uno scandalo decapita il National Security Council, l'organo che elabora per il presidente le strategie militari e di politica estera.
"Ricattabile dalla Russia": è questa l'infamante accusa che ha costretto alle dimissioni il generale Michael Flynn. Lo stesso Dipartimento di Giustizia aveva dato poche ore fa l'ultimatum a Donald Trump, avvisandolo che la posizione di Flynn era ormai insostenibile. Trump ha nominato Joseph Keith Kellogg Jr. suo consigliere della Sicurezza nazionale ad interim, in seguito alle dimissioni di Flynn.
Ad abbattere il generale, fresco di nomina come National Security Adviser della Casa Bianca, sono stati due elementi. Primo: una o più telefonate e contatti compromettenti in cui aveva discusso con l'ambasciatore russo a Washington, Sergey Kislyak, la levata delle sanzioni su Mosca.
La telefonata era avvenuta quando ancora Flynn non si era insediato nel suo nuovo incarico, ma vi era stato già designato: come tale, le sue conversazioni erano obbligatoriamente intercettate dalle agenzie di intelligence. Secondo passo falso, per certi versi peggiore: messo alle strette dal vicepresidente Mike Pence che voleva chiarimenti su quei negoziati segreti tra Flynn e l'alto rappresentante di Vladimir Putin, il generale mentì.
Alla fine, il Dipartimento di Giustizia diretto da Jeff Sessions ha convinto Trump che la posizione del suo consigliere strategico non era sostenibile: oltretutto, lo rendeva ricattabile da parte dei russi che ovviamente sanno tutto sui contenuti delle conversazioni private e possono rivelarli a piacimento.
Di qui la decisione e l'annuncio: un colpo duro per Trump, costretto a liberarsi di un fidato collaboratore a così poca distanza dall'insediamento dell'esecutivo. Tra i candidati a sostituire Flynn, il presidente ha in mente l'ex capo della Cia generale David Petraeus.
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