
AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ…
SPOSTANDO LA BREXIT SEMPRE PIÙ IN LÀ - DAVANTI ALLE CONFUSIONE TOTALE DI LONDRA SULL’USCITA DALL’UE, A BRUXELLES CIRCOLA L’IPOTESI DI UN PERIODO DI TRANSIZIONE DI VENTUNO MESI O, PEGGIO, DI UNA PERMANENZA PIENA DELLA GRAN BRETAGNA NELLA UE FINO AL 2021 - UN RINVIO CHE DAREBBE IL TEMPO DI REGOLARE LE QUESTIONI IN SOSPESO COME QUELLA SUL CONFINE TRA LE DUE IRLANDE…
Cristina Marconi per “il Messaggero”
BATTIBECCO TRA THERESA MAY E JUNCKER
Davanti alle incertezze abissali che circondano la posizione britannica sulla Brexit, il gioco di Bruxelles si fa sempre più duro. L'ipotesi che circola nei corridoi della capitale europea, secondo alcune fonti diplomatiche citate dal Guardian, sarebbe quella di sostituire la proposta di un periodo di transizione di ventuno mesi con una, ben più drastica, di una permanenza piena di Londra nella Ue fino al 2021.
Un rinvio della Brexit lascerebbe più tempo per regolare le questioni in sospeso, come quella soluzione per evitare un confine fisico tra le due Irlande che Westminster non riesce a mandare giù, e sarebbe preferibile all' ipotesi che piace ad alcuni deputati britannici di un' estensione di alcuni mesi dell' articolo 50, capace solo, dal punto di vista europeo, di protrarre la confusione in un periodo delicato come quello dell' elezione dell' europarlamento.
THERESA MAY JEAN CLAUDE JUNCKER
TEMPOREGGIAMENTO
Davanti a una Theresa May che continua a temporeggiare e che proprio ieri ha annunciato che «non offriremo un voto significativo al Parlamento questa settimana ma faremo in modo che succeda entro il 12 marzo» in modo da avere più tempo per portare avanti negoziati definiti «positivi» con la Ue, il rischio che si arrivi a un no deal viene dato al 50 percento delle possibilità a Bruxelles, nonostante le rassicurazioni della May che «è tuttora alla nostra portata lasciare la Ue entro il 29 marzo» come promesso.
Il secondo voto significativo sull' accordo raggiunto dalla premier con la Ue, dopo la sonora bocciatura da una maggioranza di 230 deputati il 15 gennaio scorso, è stato già rimandato tre volte e la May starebbe cercando di arrivare a ridosso della data di uscita per spingere Westminster a sostenere il suo accordo per evitare il no deal, ipotesi che lei non vuole escludere sia per ragioni strategiche che per compiacere il fronte eurofobo oltranzista.
NUOVA MOZIONE
Ma proprio questo mercoledì potrebbe essere votata una mozione per scongiurare la possibilità che si esca in maniera brusca, senza accordo con la Ue e con le regole penalizzanti del WTO, e per estendere l' articolo 50 a meno che non ci sia un accordo approvato entro il 13 marzo.
«Se i leader vedono un vantaggio nel rinviare, cosa tutt' altro che certa vista la situazione nel Regno Unito, non lo faranno per spostare più in là il baratro ma la tireranno per le lunghe per assicurare un periodo ragionevole di tempo per risolvere le questioni spinose», ha spiegato il diplomatico europeo citato dal Guardian, aggiungendo che un' estensione della membership ha senso perché coprirebbe il periodo del budget. Inoltre al potentissimo segretario generale della Commissione, Martin Selmayr, l' idea piace molto. Anche perché irriterebbe molto gli euroscettici e suonerebbe molto beffarda verso le mille promesse della premier di realizzare la Brexit come chiesto dagli elettori nell' ormai lontano 2016.
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