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Alessandro Trocino per il Corriere della Sera
«Sì, entrò nelle nostre file. Ma io non me ne accorsi».
Mario Capanna, storico leader del '68, racconta i trascorsi di Paolo Gentiloni.
Come non se ne accorse?
«Gentiloni giovane aveva la stessa cifra del Gentiloni di oggi. Un uomo che sta dietro le quinte, che non ha un grande carisma. Un amico di Morfeo».
Come ci entrò in contatto?
«Lui aveva frequentato il Tasso di Roma. Con altri, si avvicinò a noi della Statale di Milano, perché erano vessati da Lotta continua e poi da Autonomia operaia, egemoni a Roma».
Non vi incontraste mai?
«Sì, facemmo un comizio insieme. Nel 1973, in occasione della morte del militante Roberto Franceschi, ucciso dalla polizia. Andammo a Roma, dove oltre a me parlò anche il giovane Walter Veltroni».
È un po' cambiato, da allora, Gentiloni.
« Quantum mutatus ab illo !Ormai è il clone di Renzi. Che parabola per chi ha fatto il '68.
Sarà stato il richiamo della foresta. Del resto se ti chiami Silverj - discendente dei Conti di Filottrano, di Cingoli e di Macerata - e hai rinnegato la tua classe, torni indietro. Poi Roma è corruttrice. Con i suoi salotti, i Chicco Testa, i Realacci, i Rutelli. La Dc».
Molti son finiti a destra, o hanno lasciato la sinistra.
«Mi permetto di smentirla. Si parla sempre dei soliti, mai di gente come Gino Strada».
Da allora non ha più sentito Gentiloni?
«Gli ho scritto una email. Sul console onorario del Perù a Perugia».
Prego?
«Un mio amico avvocato. Il governo del Perù voleva diventasse console onorario. Ma al ministero degli Esteri qualche burocrate scopre che ha una denuncia per una goliardata di gioventù. E blocca la nomina.
Allora lui mi chiede: perché, visto che avete dei trascorsi insieme, non provi a sbloccare la pratica con Gentiloni? Io dissi: scrivo una email. E così feci».
Risultato?
«Sto ancora aspettando una risposta. Incredibile, no? Quantum mutatus ...».
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