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IL DISIMPEGNO AMERICANO RISCHIA DI FARCI TROVARE CON IL SEDERE A TERRA - SE TRUMP ORDINASSE IL RITIRO IMMEDIATO DEI SUOI MILITARI DALLA BASE DI NAPOLI, METTEREBBE IN SERIA DIFFICOLTÀ SIA NOI CHE IL RESTO DEGLI ALLEATI NATO. SULLA CARTA, LA FASE DI TRANSIZIONE DOVREBBE DURARE TRE O QUATTRO ANNI: UN TEMPO NECESSARIO PER COSTRUIRE UN PERCORSO ORDINATO E ASSICURARE UN TURN-OVER DEI MILITARI ULTRA QUALIFICATI CHE OPERANO NELLA STRUTTURA NAPOLETANA (AD ORA, OLTRE METÀ DEL PERSONALE È AMERICANO) - IL DISIMPEGNO DI TRUMP RISCHIA DI METTERE A RISCHIO IL SISTEMA DI DIFESA AREA DEL NOSTRO PAESE...
Estratto dell'articolo di Tommaso Ciriaco per "la Repubblica"
donald trump come gesu e giorgia meloni - vignetta by vukic
A sera, l'unico dato su cui palazzo Chigi può fare affidamento è quello di cronaca: nessuna notifica su un'eventuale riduzione strutturale di truppe americane dalle basi italiane è stata consegnata al governo di Giorgia Meloni. Non significa che non accada nell'immediato futuro, visto quanto successo ieri alla Germania. Proprio per questo, al vertice dell'esecutivo prevale un sentimento di realismo, venato di pessimismo.
Un momento chiarificatore è atteso però in settimana, quando il segretario di Stato americano Marco Rubio sarà a Roma dove, ha anticipato il Corriere della sera, vedrà tra giovedì e venerdì il segretario di Stato del Vaticano Pietro Parolin e i ministri degli Esteri e della Difesa Antonio Tajani e Guido Crosetto. E non è escluso un incontro con la premier Giorgia Meloni. [...]
Quanto all'ultima minaccia di ritiro di militari americani dalle basi italiane, in queste ore nel governo si ricorda che già nella National Security Strategy diffusa da Donald Trump alla fine del 2025 veniva annunciato il disimpegno Usa, con il conseguente passaggio di consegne agli alleati della Nato entro il 2027, in modo da permettere a Washington di concentrarsi sul quadrante indopacifico. Un'opzione allarmante, che ha avuto ieri una prima conferma da Berlino. Non è un dettaglio, per Meloni.
DONALD TRUMP SCARICA GIORGIA MELONI - MEME
Da mesi, la premier ribadisce la necessità di attrezzarsi in vista del nuovo corso a Washington. Nello stesso tempo, però, ha lungamente frenato nel rapporto con gli europei. Da qualche settimana, la frattura con la Casa Bianca ha riscritto la strategia. E messo in allarme per il rischio di un disimpegno Usa. C'è un passaggio, in particolare, che al vertice del governo considerano cruciale per "pesare" le reali intenzioni del tycoon.
Riguarda l'atteggiamento con cui il Pentagono gestirà la transizione di alcuni comandi operativi Nato in Europa, stabilito all'inizio di febbraio. Tra loro, il Joint Force Command di Napoli. Vigila sul fronte Sud e sarà guidato da un generale italiano. Ed è proprio dalla velocità e dall'entità del ritiro Usa dalla base di Lago Patria che palazzo Chigi potrà valutare meglio le intenzioni di Trump rispetto alla penisola.
base militare americana di aviano
Sulla carta, infatti, la fase di transizione potrebbe durare tre o quattro anni: un tempo congruo per costruire un percorso ordinato e assicurare un turn-over dei militari ultra qualificati che operano nella struttura napoletana (ad ora, oltre metà del personale è americano). Se la Casa Bianca dovesse invece imporre un'uscita rapida, metterebbe in seria difficoltà gli italiani e il resto degli alleati.
Nel governo, intanto, si fa largo un'altra preoccupazione, anch'essa legata all'imprevedibilità delle decisioni del tycoon. Più ancora della presenza dei soldati nelle basi americane in Italia, contano le strutture che la Nato assicura al Paese: in particolare, l'architettura che fornisce difesa aerea, ancora più necessaria di fronte ai pericoli di questa fase. Nessuna riduzione definitiva è stata comunicata a Roma, si diceva. [...]
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