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DONALD TRUMP È RIMASTO L’IMBONITORE DI “THE APPRENTICE”: LA STORIELLA DEL PRESUNTO “ACCORDO” CON L’IRAN È SOLO UN TENTATIVO DI MANIPOLARE LA “NARRAZIONE” – LA VERITÀ È CHE IL PRESIDENTE STA CERCANDO DI TIRARSI FUORI DAL GROSSO GUAIO MEDIORIENTALE IN CUI SI È CACCIATO. TRUMP HA LIMITATO L’OBIETTIVO SULLO STRETTO DI HORMUZ E IL CONTROLLO DELLE RISORSE ENERGETICHE. IL REGIME CHANGE È ORMAI FUORI DALLA LISTA DEGLI OBIETTIVI, COSÌ COME LA DISTRUZIONE DELLE CAPACITÀ NUCLEARI IRANIANE…
DOPO ATTACCHI IRAN ISRAELE BOMBARDA TEHERAN
(ANSA) - Dopo l'attacco missilistico iraniano, con almeno un missile con una testata da 100 chilogrammi di esplosivo che ha causato almeno 6 feriti e ingenti danni nel cuore di Tel Aviv, le forze israeliane stanno colpendo lanciatori di missili e infrastrutture nell'Iran occidentale. Lo riferiscono i media israeliani.
IRAN LANCIA NUOVA ONDATA DI MISSILI CONTRO ISRAELE, COLPITO UN EDIFICIO
(ANSA-AFP) - Stamattina l'Iran ha lanciato un'altra ondata di missili contro Israele, secondo quanto annunciato dalla televisione di Stato, dopo che precedenti attacchi avevano colpito un edificio nel nord dello Stato ebraico e una forte esplosione era stata sentita a Gerusalemme.
"L'Iran lancia una nuova ondata di missili contro i territori occupati", ha scritto su Telegram l'emittente statale della Repubblica islamica dell'Iran (Irib).
Poco dopo ha aggiunto che "i missili iraniani hanno attraversato diverse difese missilistiche israeliane". I servizi di emergenza di Israele hanno diffuso un video di un edificio danneggiato nel nord del Paese, affermando che non ci sono state vittime. L'esercito israeliano ha emesso stamattina diversi comunicati in cui affermava di aver rilevato missili iraniani in arrivo e di essere al lavoro per intercettarli.
IL REALITY DI TRUMP OBBLIGATO A CERCARE UNA VIA D’USCITA DALL’IRAN
Estratto dell’articolo di Mattia Ferraresi per “Domani”
Donald Trump ha annunciato «conversazioni molto buone e produttive» con l’Iran nelle ultime ore e ha posticipato, almeno per il momento, la scadenza dell’ultimatum data nel fine settimana, passata la quale avrebbe ordinato di attaccare le centrali elettriche iraniane.
È la prima volta che il presidente apre uno spiraglio verso un accordo per porre fine alla guerra, ma non va mai dimenticato che la pioggia di missili sull’Iran è iniziata poche ore dopo che i negoziatori a Ginevra avevano dati segnali molto positivi sull’andamento delle trattative.
Forse, più prosaicamente, il presidente sta cercando di tirarsi fuori dal grosso guaio mediorientale in cui si è cacciato e che lo ha costretto a ridefinire rapidamente scopo e orizzonte di un’iniziativa nata senza un impianto strategico chiaro.
Alla quarta settimana di guerra, Trump ha limitato l’obiettivo sullo Stretto di Hormuz e il controllo delle risorse energetiche. Il regime change è ormai fuori dalla lista degli obiettivi, così come la distruzione delle capacità nucleari iraniane.
È il controllo di quel cruciale braccio di mare l’obiettivo che è rimasto mano a mano che gli altri si eclissavano. Qualunque cosa Trump volesse ottenere quando ha dato l’ordine di attaccare, il 28 febbraio, la guerra in Iran si sta infine mostrando per quello che è: una guerra per il controllo dell'energia.
Il Washington Post scrive che funzionari americani e israeliani vedono ormai nella battaglia per lo Stretto il senso finale del conflitto, mentre le ragioni dichiarate con cui è stata giustificata l’aggressione sono state abbandonate senza cerimonie. Rimane il problema di 33 chilometri d’acqua.
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PALAZZI DISTRUTTI DALLE BOMBE A TEHERAN - FOTO LAPRESSE
La guerra all’Iran è stata presentata in diversi modi, ma l’obiettivo rimasto sul tavolo è il canale attraverso cui passa il 20 per cento del commercio mondiale di petrolio e gas. Migliaia di marine sono mobilitati nella regione e si discute dell’occupazione di Kharg Island, l’isola che gestisce il 90 per cento delle esportazioni petrolifere iraniane. «Vuole Hormuz aperto. Se deve prendere Kharg Island per farlo, lo farà», ha detto un funzionario dell’amministrazione ad Axios.
[…] Il Washington Post descrive un presidente «diviso» tra l’eccitazione per l’esercizio della potenza militare – «Siamo caldi! Stiamo vincendo!», ha detto a un consigliere contrario alla guerra – e la preoccupazione per il petrolio e la frustrazione per l’assenza di alleati. Venerdì stava valutando di «avviare la fase di ridimensionamento» del conflitto, ma già il giorno successivo minacciava di bombardare le centrali elettriche. La Nato, ha detto di nuovo nel fine settimana, è una «tigre di carta».
la nave mayuree naree colpita dalle mine iraniane 4
Tre unità anfibie dei marine sono in viaggio. Gli esperti militari dicono che riaprire lo Stretto per via aerea non sarà sufficiente, e servirà probabilmente una presenza a terra, lungo una costa che l’Iran ha avuto decenni per adattare alla guerra asimmetrica. «L’Iran ha il dono geografico dello Stretto di Hormuz», ha detto Jason Campbell del Middle East Institute. «E si è preparato per questo conflitto da decenni».
La guerra di Trump ha trovato il suo senso nel petrolio, un senso molto trumpiano e coerente con il metodo venezuelano, dove il controllo delle risorse energetiche viene avvolto nel linguaggio della libertà e della sicurezza. Ma il Venezuela è uno Stato piccolo e isolato, in mano a un regime che era pronto a tradire il capo per votarsi a un altro padrone. L’Iran ha missili, alleati, e uno stretto strategico che il mondo intero vuole attraversare.
ali larijani
attacco iraniano sull aeroporto di dubai
la nave mayuree naree colpita dalle mine iraniane 1
isola di Kharg in iran - produzione di petrolio
donald trump - conferenza stampa sulla guerra in iran
isola di Kharg in iran
attacco iraniano alla citta israeliana di dimona, vicino al centro nucleare peres 4
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