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Noam Benjamin per “Il Giornale”
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È uno scandalo che dei tedeschi possano essere aggrediti per la strada a causa del loro credo religioso». Angela Merkel non fa sconti agli antisemiti. Parlando dalla Porta di Brandeburgo, la Cancelliera ha dichiarato che «l'ebraismo fa parte di noi, della nostra cultura, della nostra identità», di conseguenza, «chi attacca gli ebrei attacca tutta la Germania».
Così la numero uno del governo di Berlino ha risposto all'appello per una manifestazione pubblica contro odio e razzismo, lanciato da Dieter Graumann, presidente del Consiglio centrale degli ebrei tedeschi. Chiaro lo slogan: «Deutschland steht auf: Nie wieder Judenhass!», ossia «Germania, alzati! Mai più odio per gli ebrei!».
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Bandita la parola «antisemitismo», termine ritenuto troppo accademico, e sostituita da Judenhass, brutalmente, in tedesco, «l'odio per gli ebrei». Nella confinante Francia l'invettiva antigiudaica è all'ordine del giorno; contro il Judenhass, Merkel ha schierato invece il presidente federale Joachim Gauck, il vicecancelliere socialdemocratico Sigmar Gabriel, e le guide delle chiese cattolica ed evangelica in Germania, rispettivamente (il cardinale) Reinhard Marx e Nikolaus Schneider.
L'occasione non è solo il 70esimo anniversario dall'inizio della Seconda guerra mondiale. Frasi come «Ebreo, ebreo, vile maiale! Vieni fuori a combattere!» risalgono a poche settimane fa, urlate da sedicenti militanti pro-Palestina mentre Israele combatteva contro Hamas. «Non ci faremo intimidire», ha scandito Graumann dal podio. «Noi vogliamo che gli ebrei si sentano al sicuro in Germania», lo ha rassicurato Merkel.
In serata Merkel è tornata alla politica interna, con l'afflusso dei risultati delle elezioni regionali in Brandeburgo e in Turingia. In entrambi i casi la Cdu ha fatto bene, guadagnando oltre il 2,5%. Ma come già due settimane fa in Sassonia, il voto testimonia l'inarrestabile ascesa degli euroscettici di Alternative für Deutschland: con oltre il 10% dei consensi il partito anti-euro e anti-immigrati è entrato a gamba tesa nei tre Parlamenti regionali.
alternative deutschland afd bernd lucke
Fatto fuori il Partito liberale, ex alleato di Merkel, AfD sta occupando con prepotenza lo spazio politico a destra della Cdu. Il partito della cancelleria per adesso resiste ma il futuro è incerto. Basta guardare alla Turingia.
Nel Land orientale la Cdu è al governo dalla riunificazione. L'amministrazione uscente è una coalizione Cdu-socialdemocratici eppure la batosta subita da questi ultimi (-6%) potrebbe spingerli a un ribaltone con ex comunisti e Verdi. In questo caso, pur vincendo, la Cdu rimarrebbe isolata, con il tarlo AfD che la consuma da destra. Merkel ha già dato l'allarme: «Afd è un problema di tutti». La sua paura è che questo scenario, domani, si possa verificare al Bundestag a Berlino.
Alternative fuer Deutschland format
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