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Giovanna Casadio per "la Repubblica"
«Evitiamo la conta». Epifani ha avocato a sé tutta la questione, come arrivare cioè al congresso (stabilito ormai per la prima o la seconda settimana di dicembre) senza che il Pd si incagli e si divida persino sulle regole. Ma ieri, quattro ore di riunione del "comitatone" per il congresso si sono concluse con i nodi politici ancora aperti, primo fra tutti la distinzione tra leadership (del partito) e premiership. Il segretario stesso (oltre ai bersaniani, ai dalemiani, ai "giovani turchi") ritengono scontata e inevitabile la separazione, che vale anche come clausola di salvaguardia dell'attuale premier, Enrico Letta.
Renzi viene così scoraggiato a correre per la segreteria, se la ritiene solo il passaggio verso Palazzo Chigi con la tentazione di una spallata al governo. Le primarie comunque saranno aperte: garantisce Epifani.
Sul leadership-premiership tuttavia i renziani proporranno un "lodo". Lorenzo Guerini, renziano, ne ha parlato, subito dopo la riunione, a pranzo con due pasdaran bersaniani, Nico Stumpo e Davide Zoggia. La proposta è di accettare sì il cambiamento
della norma (articolo 18, comma 8) dello Statuto come volle Bersani nell'autunno scorso per permettere a Renzi di sfidarlo, ma senza toccare la base della carta costitutiva democrat che recita "il segretario è il candidato proposto alla carica di premier" .
E se qualcuno insiste? «Cuperlo vuole un segretario per la normale amministrazione?
Lo scriva nella sua mozione congressuale », spiega Guerini. «La stragrande maggioranza tuttavia è per la separazione», osserva Giuseppe Lupo, il segretario democratico siciliano che ha tentato una mediazione anche su un'altra partita aperta, ovvero chi elegge i segretari regionali. Se infatti quelli di circolo e provinciali saranno scelti solo dagli iscritti, quelli regionali si eleggono con il segretario nazionale ai gazebo?
Renzi poi vuole al più presto che gli sfidanti alla guida del Pd si posizionino ai nastri di partenza. Teme il trionfo delle correnti più radicate nei territori, se partono i congressi dai circoli (com'è stato già deciso) senza che ci siano prima le candidature nazionali.
Una lunga discussione sulle regole che il fondatore del Pd, Walter Veltroni critica: «Draghi parla della crisi e noi stiamo a discutere delle regole... », e attacca: «Il partito deve tornare ad essere aperto, non chiuso come in questi anni». Dà il suo appoggio a Renzi («...se vuole rinnovare») e però qualcuno escluderebbe dalle primarie: «I 101 che non votarono Prodi al Colle... cosa ha sbagliato Bersani? La sinistra non è mai "usato sicuro" ma cambiamento».
Renzi epifani
WALTER VELTRONI
NICO STUMPO
Gianni Cuperlo
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