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SCORZA ITALIA, UN PARTITO IN DECLINO – DOPO AVER PERSO IL REFERENDUM, CON LA BOCCIATURA DELLA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” PER GLI AZZURRI, QUEL MERLUZZONE ALLA SCAPECE DI TAJANI NON FA ALCUNA AUTOCRITICA NÉ CAMBIAMENTI: “ABBIAMO FATTO IL POSSIBILE” – ANZI IL SEGRETARIO SI BLINDA E, DA CANDIDATO UNICO, ACCELERA SUL CONGRESSO CHE, A INIZIO 2027, DOVREBBE CONFERMARLO ALLA GUIDA DI FORZA ITALIA (COSI’ AVRA’ IL POTERE DI STILARE LE LISTE PER LE POLITICHE) – MARINA E PIER SILVIO BERLUSCONI NON HANNO NULLA DA OBIETTARE? HANNO VISTO PREVALERE IL “NO” PERSINO NELLE REGIONI GUIDATE DAI LORO GOVERNATORI COME SICILIA (SCHIFANI), CALABRIA (OCCHIUTO) E BASILICATA (BARDI) E TACCIONO?
Estratto dell’articolo di Federico Capurso per “la Stampa”
La separazione delle carriere era la «madre di tutte le riforme», era la battaglia storica di Silvio Berlusconi abbracciata dai figli Marina e Piersilvio, era l'unica bandiera di Forza Italia in questa legislatura, spinta con forza da tutta Mediaset in questi ultimi due mesi di campagna referendaria. E come è noto, è finita al macero.
Si direbbero le condizioni perfette per un terremoto politico, eppure dentro il partito azzurro non c'è proprio aria di rivoluzione. Si accende qualche malumore, scorre una flebile rabbia sotterranea, ma con l'idea di essere già arresi a qualcosa che era inevitabile.
D'altronde, è Antonio Tajani a dare la linea: «Dobbiamo essere consapevoli che è stato fatto tutto il possibile, restiamo uniti e valorizziamo quei 13 milioni di voti». Così, tutto torna placidamente al suo posto, come se niente fosse accaduto. E il leader, di nuovo al sicuro nel suo fortino, può preparare la strada per il congresso di Forza Italia con cui blinderà la propria leadership.
MARINA E PIER SILVIO BERLUSCONI
Tutto questo deve sembrare bizzarro a chi da fuori, ieri, osservava l'ira funesta di Giorgia Meloni abbattersi sul governo e sulle sue truppe, nonostante Fratelli d'Italia non avesse questa riforma nel suo pantheon ideologico, mentre dentro il partito di Tajani allargavano le braccia «dispiaciuti per il risultato», scaricavano le responsabilità della sconfitta e archiviavano rapidamente il caso. Come fosse un incidente di percorso. […]
il vicepremier inizia a pianificare. C'è un congresso nazionale da organizzare, tra gennaio e febbraio del prossimo anno a Milano, che – forse possiamo sbilanciarci – lo confermerà alla guida del partito, complice l'assenza (al momento) di sfidanti. Sarà per Tajani il passaggio più importante dei prossimi mesi.
Quello che gli darà la legittimazione per comporre le liste con i candidati azzurri alle elezioni politiche che si terranno nella primavera 2027. È lì che si vedranno volti nuovi, pescati magari anche dalla società civile, come gli chiedono Marina e Piersilvio. Fino ad allora, però, Tajani non ha intenzione di muovere alcuna pedina pesante a meno che non glielo chiedano, in modo ultimativo, i figli del Cav. […] E a tutti dentro Forza Italia, anche a chi non ama il segretario, sembra difficile che possano iniziare a farlo in mancanza di una leadership alternativa.
MARINA E PIER SILVIO BERLUSCONI
Niente sembra poter scalfire il leader. Non la sconfitta al referendum nelle cinque Regioni amministrate dal suo partito, dove si è affermata una maggioranza di No […] Non convincono nemmeno i dati degli analisti, che fotografano come una fetta importante di elettori di FI (circa il 17%) abbia votato No: «Quel numero non è credibile», tagliano corto. E la strategia di Tajani per la campagna referendaria? «Antonio non poteva fare molto di più. Semmai ha sbagliato Meloni, che pensava di vincere mobilitando solo l'elettorato del Nord e si è resa conto troppo tardi che andava coinvolto anche il Sud».
antonio tajani maurizio gasparri paolo barelli festa dei 30 anni di forza italia
Insomma, il più grande insuccesso di Forza Italia da quando è al governo scivola via come se niente fosse. Ci prova l'ex ministro Claudio Scajola, oggi sindaco di Imperia, a battere un colpo sulla casa azzurra: «Purtroppo in questo momento Forza Italia è un partito molto ridimensionato, con una struttura debole su tutto il territorio. È importante […] che si trovino persone riconoscibili sul territorio, e visto che manca un anno alle elezioni, il partito lo dovrà fare anche in fretta».[…] L'analisi della sconfitta è rimandata a mai più. Tanto che a qualcuno, nel partito, viene voglia di riderci su: «Vi aspettavate un'autocritica sul risultato del referendum? Quale referendum?».
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