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DAGONOTA
renzi boschi referendum
I sondaggi sul referendum non si possono pubblicare. Ma si possono chiedere. Ed è quel che stanno facendo alcune importanti banche d’affari internazionali. E non badano a spese. Tant’è che i risultati ricevuti sono riferiti a campioni da 5 mila persone e non sui mille sui quali si basano i sondaggi nostrani: decisamente più cari, ma molto più attendibili.
E da quel che dicono i sondaggi, nel conclave del 4 dicembre, San Norberto raccoglie 52 voti a favore, contro i 48 di San Simplicio. Ma c’è un problema. Ci sarebbero ancora da convincere 14 padri, mentre quelli intenzionati a non partecipare al voto sarebbero 38.
Nonostante questo, più passano le ore e più Matteuccio ostenta sicurezza. Ed al Giglio Magico comincia a dire: “non stravinco, ma vinco”. Dalla sua parte ha tutti i giornaloni, ed anche la finanza sembra appecoronata con il Ducetto di Rignano: basta vedere il comportamento della magistratura sulla Banca Etruria ed il timing dell’aumento di capitale del Monte Paschi.
Lui si comporta ormai come Achille Lauro: usa il bilancio pubblico a suo piacimento. Oltre agli 80 euro ai pensionati (nella manovra), adesso promette 85 euro a tutti gli statali. Ma non si tratta del rinnovo del contratto del pubblico impiego, ma di un “impegno politico”: tant’è che verrà tradotto in emendamento alla manovra solo in caso di “si” al referendum. Almeno Achille Lauro una scarpa prima delle elezioni la consegnava...
Anche al Quirinale si sarebbero più o meno allineati al volere di Matteuccio. E’ chiaro che se vincessero i “no” Mattarella rinvierebbe Renzi alle Camere. Magari dopo avergli fatto fare un nuovo governo. La maggioranza verrà garantita dal partito del Presidente: un centinaio di democristiani coordinati da Franceschini.
sergio mattarella dario franceschini
Il ministro dei Beni Culturali è il vero padrone del Pd. Il partito che nasce sulle ceneri di quello fondato da Antonio Gramsci è ora in mano ai democristiani. Ogni giorno, Dario prende ordini da Pierluigi Castagnetti: il portavoce politico del Quirinale. E diffonde il verbo di Mattarella all’interno del partito.
Castagnetti, però, fa sponda anche con Graziano Delrio, con il quale divide l’appartamento romano, per avere la garanzia che il verso mattarelliano arrivi a destinazione.
E proprio il ministro delle Infrastrutture avrebbe svolto un ruolo non secondario per convincere Romano Prodi ad ufficializzare il suo “si” al referendum. Graziano avrebbe ricordato a Romano che tutti i big europei erano a favore delle riforme di Renzi: da Juncker a Schauble, alla Merkel.
Prodi, quindi, si sarebbe lasciato convincere più per far parte del gruppo dei suoi vecchi amici (è stato presidente della Commissione Ue) che per convincimento profondo. Tant’è che il suo commento al referendum è tutt’altro che positivo.
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