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Roberta Zunini per il “Fatto Quotidiano”
«Sapete com'è il caffè Obama? Nero e leggero”. Questa “riflessione” non è stata scritta da un suprematista bianco solidale con il killer di Charleston ma da una nota giornalista televisiva israeliana, figlia dell'editore del popolare quotidiano Yedioth Ahronoth e, fatto non secondario, moglie del neoministro degli Interni Silvan Shalom.
Nonostante si sia affrettata a cancellare il suo tweet - giocando sulla parola weak che vuol dire soprattutto debole - Judy Nir Mozes non ce l'ha fatta a evitare che venisse letto e ha cercato di metterci una toppa. Che è risultata peggio del buco: “Era una battuta. Spero che ora mio marito non chieda il divorzio”, ha dichiarato. Il suo pentimento, per usare un eufemismo, però non riguarda il contenuto del tweet.
A farle ingranare la retromarcia sono le possibili conseguenze negative per la carriera del marito, preannunciate dalle proteste affidate sempre ai social network da parte di molti ebrei, non solo israeliani. In realtà molto difficilmente Shalom subirà ritorsioni da parte del governo israeliano di cui fa parte. Il nuovo gabinetto emerso dalle elezioni del 17 marzo è composto da ministri molto più oltranzisti di lui, difensori ufficiali dei coloni e contrari alla ripresa del processo di pace con l'Autorità nazionale palestinese come vorrebbe il presidente Obama.
Inoltre l'astio, mai nascosto, da parte del primo ministro Netanyahu nei confronti del presidente americano è cresciuto ulteriormente in seguito alla conclusione del pre-accordo dei 5 + 1 sul nucleare con l'Iran, fortemente voluto dallo stesso Obama.
Nessuno dunque sacrificherà Shalom per difendere un “nemico”. Inoltre l'uomo è il titolare di un ministero chiave che non può rimanere vacante proprio quando sta rimontando la tensione interna tra arabi (palestinesi) israeliani ed ebrei israeliani e tra coloni e palestinesi in Cisgiordania. Ieri un poliziotto è stato accoltellato presso la porta di Damasco.
In questi giorni la polizia, che dipende dal ministero degli Interni, si è scontrata più volte con gruppi di palestinesi a Gerusalemme Est. La settimana scorsa il ministro degli Esteri francese Fabius è andato a Ramallah per incontrare il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen e tentare di mediare affinché venga ripreso il processo di pace.
Fabius però è tornato amani vuote per la dura risposta di Netanyahu che si è detto contrario a negoziati indiretti con i palestinesi.Tradotto significa che non vuole riprendere i negoziati toutcourt poiché è impensabile che i due attori di questo dramma infinito siano in grado di parlarsi direttamente dopo ciò che è accaduto nell'ultimo anno: dal rapimento dei tre giovani coloni all'uccisione di un ragazzino palestinese arso vivo da ultras ultranazionalisti per ritorsione, fino all'ultima devastante guerra lampo a Gaza nell'agosto dello scorso anno.
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A proposito dell'operazione che costò ancora una volta la vita a molti bambini, ieri è stato pubblicato il rapporto della Commissione d'inchiesta dell'Onu secondo cui sia Hamas sia Israele “potrebbero aver commesso crimini di guerra” . “L'ampiezza della devastazione e della sofferenza umana a Gaza è stata senza precedenti e avrà un impatto sulle generazioni future”. Così il giudice Mary McGowan Davis, capo della commissione d’inchiesta. Entrambe le parti in causa hanno rigettato le accuse.
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