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“IN CASO DI SCONFITTA, BISOGNEREBBE RIPARTIRE QUASI DA ZERO” – LA POSTA IN GIOCO DEL REFERENDUM E’ ALTA PER IL CAMPO LARGO, UN DIRIGENTE DEM AMMETTE CHE UNA SCONFITTA È UN RISCHIO CHE NON POSSONO PERMETTERSI NÉ SCHLEIN NÉ CONTE - UNA VITTORIA DEL ”SI’, INFATTI RIAPRIREBBE LO SPORT PIÙ IN VOGA, OVVERO IL LOGORAMENTO DELLA SEGRETARIA DEL PD: PER ELLY LA STRADA VERSO PALAZZO CHIGI SI COMPLICHEREBBE ASSAI, VISTO CHE UN PEZZO DEL SUO PARTITO LE PREFERISCE CONTE. E POI NON È DA ESCLUDERE CHE SCENDA IN CAMPO LA RIFORMISTA SALIS...
Maria Teresa Meli per il "Corriere della Sera" - Estratti
«Nelle regioni tradizionalmente “nostre” l’affluenza è alta... però non si sa mai...
Vediamo...». È questa, declinata in varie modalità e toni la frase che, in una domenica elettorale ad alta tensione e con tante aspettative, si sente ripetere più spesso tra i dirigenti del Partito democratico.
Prevale la cautela, ma la speranza di infliggere una sconfitta al centrodestra è tutt’altro che sopita. Anche dalle parti dei 5 stelle, benché lì la prudenza sia minore, si preferisce aspettare la chiusura delle urne oggi.
Il centrosinistra, comunque, sa che la posta in gioco in questo referendum è alta. E una sconfitta è un rischio che non possono permettersi né Elly Schlein né Giuseppe Conte. Una vittoria del «Sì», infatti costringerebbe entrambi a cambiare la formula di gioco, la squadra, il campo (largo o meno che sia) e l’allenatore.
«Bisognerebbe ripartire quasi da zero», ammette un dirigente dem.
schlein fratoianni bonelli conte
E, soprattutto, per quanto riguarda il Pd, a ripartire sarebbe lo sport sempre assai in voga in quel partito, ossia il logoramento del segretario o, meglio, in questo caso, della segretaria. Anche Conte, ovviamente, avrebbe un contraccolpo, ma certo la dialettica interna ai 5 stelle non è paragonabile a quella dem.
(...)
Ma quello fin qui descritto è lo scenario peggiore per il centrosinistra. Uno scenario che, al Pd, nonostante la prudenza, faticano a ritenere verosimile.
Schlein ha fatto grande affidamento su questa battaglia referendaria. E se all’inizio la leader del Partito democratico sembrava non volersi impegnare a fondo nella campagna, con il tempo invece ha dimostrato di avere tutte le intenzioni di metterci la faccia. La segretaria dem ha macinato chilometri su chilometri, ha tenuto comizi in quasi tutte le regioni, senza tirarsi mai indietro. Lo stesso si può dire di Conte. È chiaro che sia l’uno che l’altra non volevano lasciare nelle mani del proprio competitor l’eventuale vittoria.
Eppure anche un successo del «Sì» non chiuderebbe la partita della leadership del centrosinistra e, di conseguenza, quella della scelta della candidata o del candidato premier per le prossime elezioni.
Certo, Schlein si sentirebbe più forte nel suo partito e sarebbe più difficile per i dem, che non vorrebbero vederla a Palazzo Chigi, sbarrarle la strada. Qualche tempo fa, un gruppo di notabili pd meditava di andare a parlare con Schlein per convincerla a non candidarsi alla premiership, poi questa idea è andata raffreddandosi. E in caso di vittoria del «No» è ovviamente da escludersi che quel tentativo riprenda vita.
Ma, come si diceva, la partita tra la segretaria dem e il capo del Movimento 5 Stelle non verrà decisa da questo referendum. Anche se Schlein, che pensa già al dopo, ha in animo, in caso di vittoria, di portare tutta la coalizione ad accelerare il percorso: leader e programma andrebbero decisi, a suo giudizio, «prima della fine dell’anno». Del resto, un pd di lungo corso e di grande esperienza come Dario Franceschini è convinto che la «battaglia referendaria» rappresenti «un altro passo verso la costruzione della coalizione».
Conte non ha ancora dato una risposta definitiva sui tempi dell’ufficializzazione dell’alleanza e della leadership ma una cosa l’ha già fatta sapere: i 5 stelle possono accettare questa coalizione e anche una guida che non sia il loro leader solo dopo il passaggio delle primarie.
L’idea di consegnare le redini del centrosinistra a Schlein perché il suo è il partito con più consensi non piace affatto all’elettorato 5 stelle.
Il voto ai gazebo dovrebbe essere una garanzia di vittoria per Schlein. Ma c’è un pezzo del suo partito che, pur negandolo ufficialmente, le preferisce Conte. E poi non è da escludere che alla fine, nonostante le sue ripetute critiche all’ipotesi delle primarie, possa scendere in campo anche Silvia Salis. «Sennò — mormora con malizia un deputato dem — chi le garantisce che di qui al 2029, quando le scade il mandato, abbia ancora tutta questa notorietà?».
GIUSEPPE CONTE - ELLY SCHLEIN - NICOLA FRATOIANNI - ANGELO BONELLI - MANIFESTAZIONE PD AVS M5S PER GAZA - FOTO LAPRESSE -
GIUSEPPE CONTE - ELLY SCHLEIN - NICOLA FRATOIANNI - ANGELO BONELLI - MANIFESTAZIONE PD AVS M5S PER GAZA - FOTO LAPRESSE - FOTO LAPRESSE
ANGELO BONELLI - ELLY SCHLEIN - NICOLA FRATOIANNI - GIUSEPPE CONTE - MANIFESTAZIONE PD AVS M5S PER GAZA - FOTO LAPRESSE
schlein landini conte
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