DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO…
L’IMPLOSIONE DI FORZA ITALIA È UN GROSSO GUAIO PER GIORGIA MELONI – L’INSTABILITÀ RISCHIA DI DIVENTARE CRONICA E CONTRIBUIRE A INDEBOLIRE LA MAGGIORANZA GIÀ FIACCATA DAGLI EFFETTI DEL “NO” AL REFERENDUM – LA DUCETTA NON SI FIDA DI MARINA BERLUSCONI: A DIFFERENZA DI TAJANI, NESSUNO PUÒ GARANTIRE CHE LA FIGLIA DEL CAV NON SI SFILI IN ALCUNI PASSAGGI CHIAVE – IL PIANO PER “RILANCIARE” L’ESECUTIVO: NELLA LEGGE ELETTORALE NON CREDE QUASI NESSUNO, PREVALE LA CONFUSIONE, E IL TERRORE DI DOVER AFFRONTARE DODICI MESI INFERNALI…
Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”
giorgia meloni sergio mattarella consiglio supremo difesa 6
Una telefonata istituzionale e una montagna di pensieri. Giorgia Meloni non sale al Colle, ma sente al telefono il presidente Sergio Mattarella.
Chiamata veloce, riferiscono da entrambe le parti, utile a comunicare questo messaggio: non c’è al momento un nome per sostituire Daniela Santanchè al ministero del Turismo, per questo assumo l’interim del dicastero, in attesa di capire se mantenere la delega o cederla prossimamente a un nuovo ministro. Secondo le stesse fonti, non si sarebbe invece discusso della batosta referendaria, né sarebbe stato fissato un incontro di persona.
antonio tajani vota per il referendum sulla giustizia
Fin qui la telefonata. Il resto attiene ai dubbi e ai timori che assillano la presidente del Consiglio. Prima di pranzo, la leader riceve Antonio Tajani. Non ha intenzione di abbandonare il vicepremier - nonostante alcune tensioni recenti - e glielo comunica.
Ragiona con lui delle prossime mosse. Sa che la mossa di Marina Berlusconi ha fiaccato il leader azzurro e dunque preferisce non voltargli le spalle. Meglio porgere la mano a un alleato in difficoltà, soprattutto in una fase così incerta.
[…] La figlia del Cavaliere vuole che Forza Italia le risponda senza incertezze, questa la premessa meloniana. Anche perché altrimenti per una delle principali aziende del Paese non avrebbe senso mantenere un partito e sarebbe più efficace coltivare un confronto diretto e non mediato con il governo. In questa logica di rapporti di forza viene dunque inquadrata a Palazzo Chigi l’operazione. Il problema, che non sfugge alla premier, sono gli effetti collaterali.
DANIELA SANTANCHE E GIORGIA MELONI - VIGNETTA BY VUKIC
Essenzialmente due: l’instabilità di una delle forze di maggioranza - destinata a diventare cronica, a causa di queste lacerazioni - e il rapporto mai davvero sereno con la primogenita di Berlusconi, che non promette una navigazione tranquilla.
Con un retropensiero in più, che Meloni non nasconde ai più fidati che la circondano: a differenza di Tajani, nessuno può garantire che Marina non decida di sfilarsi in alcuni passaggi chiave, nell’ultimo scorcio di legislatura come in avvio della prossima.
Resta però il dilemma più stringente: come muoversi adesso, come rilanciare l’esecutivo? Nella legge elettorale credono in pochi, né sembra reggere la tesi che il Pd possa lasciarla approvare simulando rabbia, ma coltivando in realtà soddisfazione per i vantaggi del nuovo sistema.
IL VIDEO CON CUI GIORGIA MELONI, NEL 2018, CHIEDEVA LA MESSA IN STATO D'ACCUSA DI SERGIO MATTARELLA
[…] La verità è che al momento prevale la confusione. Il timore di dover affrontare dodici mesi infernali: questo angoscia il cerchio magico, con un copione che assomiglia all’ultimo miglio della campagna referendaria.
E anche l’azzardo di elezioni anticipate presenta due limiti al vaglio di Palazzo Chigi. Primo: il rischio che nascano soluzioni alternative, non gradite. Il secondo: i tempi. Calendario alla mano, sono strettissimi: per votare entro il 28 giugno bisognerebbe sciogliere le Camere entro i primi giorni di maggio.
daniela santanche giorgia meloni
CIRCO MELONI - LA RUSSA E SANTANCHE - VIGNETTA BY MANNELLI PER IL FATTO QUOTIDIANO
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