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“NON SONO PER NIENTE SORPRESO DEL SILENZIO DEL PREMIER ITALIANO SU NAVALNY” – “GIUSEPPI” SI FA STANARE PURE DAI DISSIDENTI RUSSI. GARRY KASPAROV, EX CAMPIONE DI SCACCHI, DIVENTATO ATTIVISTA LIBERAL NEGLI USA: “L'ITALIA È STATA INONDATA PER ANNI DA UN FIUME DI DENARO RUSSO, CHE HA CONQUISTATO UN'INFLUENZA DEL REGIME DI PUTIN NEL VOSTRO PAESE E IN MOLTI PERSONAGGI DELL'ESTABLISHMENT ITALIANO” – RINCARA LA DOSE VLADIMIR KARA-MURZA, EX COLLABORATORE DI BORIS NEMTSOV: “SCALDARE IL BACON CON IL GAS RUSSO È STATO PIÙ IMPORTANTE, PER MOLTI, DEI DIRITTI UMANI...” - VIDEO
Jacopo Iacoboni per "La Stampa"
«Siamo in guerra, perché non c'è nessun dubbio che questa è una guerra tra le democrazie e un regime. E non c'è nessun dubbio, in questa giornata in cui siamo tutti sotto choc per Alexey Navalny, che non esiste alcuna possibilità di dialogare con il regime di Putin». Mikhail Khodorkovsky, l'ex patron della compagnia petrolifera Yukos, che ha resistito senza piegarsi all'esproprio illegale da parte di Putin dei suoi asset e alla galera in Siberia, oggi vive a Londra e è forse la bestia nera numero uno da anni del Cremlino.
Risponde così, quando gli chiediamo come giudica i silenzi di alcuni leader occidentali, tra cui il premier italiano, sull'arresto illegale di Navalny. Khodorkovsy ha organizzato, con alcuni intellettuali e giornalisti, una videochat per reagire alla repressione di Mosca e l'arresto illegale di Navalny, assieme ad altri personaggi che sono stati i più temuti e odiati dal Cremlino in tutti questi anni: Garry Kasparov, l'ex campione di scacchi, un genio matematico diventato attivista liberal negli Stati Uniti.
Bill Browder, a lungo gestore del principale fondo di investimento estero, Hermitage Capital, nella Russia della prima fase post-sovietica, poi finito nella lista nera putiniana, e oggi uno dei più prominenti sostenitori dell'adozione nel mondo del Magnitsky Act (le norme che congelano gli asset degli oligarchi putiniani legati a violazioni di diritti umani, intitolate alla memoria di Sergey Magnitsky, l'avvocato fatto morire in carcere da Putin perché aveva denunciato centinaia di schemi societari corruttivi dell'entourage putiniano). Infine, Vladimir Kara-Murza, ex collaboratore di Boris Nemtsov (che fu assassinato sull'uscio di casa sua, molto probabilmente dall'FSB). Kara-Murza è stato avvelenato due volte con una tossina di grado militare, e è miracolosamente vivo. «Non sono sorpreso che il premier italiano taccia su Navalny», dice Kasparov.
Parlando in generale, Kasparov descrive così il contesto italiano: «L'Italia è stata inondata per anni da un fiume di denaro russo, che ha conquistato un'influenza diffusa del regime di Putin nel vostro Paese, e in molti personaggi dell'establishment italiano». Molto duro anche Kara-Murza che, citando il libro del celeberrimo dissidente Vladimir Bukovsky («Letters of a Russian Traveler»), commenta amaro: «Scaldare il bacon con il gas russo è stato più importante, per molti, dei diritti umani».
Colpisce, nella conversazione con questi quattro dissidenti, il coraggio e la franchezza delle posizioni. Una boccata d'aria contro la violenza e gli opportunismi. Kasparov osserva: «Non possiamo purtroppo proteggere Navalny, ma possiamo combattere per ciò per cui lui sta combattendo». Lo strumento con cui farlo c'è già, dice Khodorkovsky, «sanzioni estremamente mirate contro gli oligarchi del giro di Putin. La maggioranza delle persone in Occidente non vuole questi soldi sporchi. Sono i soldi di una mafia, soldi di gangster».
Un Magnitsky Act reso davvero effettivo in tutti i Paesi europei servirebbe a questo. «Il mondo libero deve alzarsi in piedi contro Putin, oppure sarete complici», constata Kasparov: «La gente in Russia ne ha abbastanza, e si sta ribellando, dall'estremo oriente fino a Kalinigrad. L'Occidente non può rimanere inerte». Kara-Murza approfondisce il concetto: «Per vent' anni le caratteristiche dell'opinione pubblica russa sono state due: silenzio e acquiescenza passiva. Nella nuova generazione non vediamo più questo silenzio e questa acquiescenza.
E è questo che spaventa il regime. Cacciare Putin toccherà ai russi, ma l'Occidente può bandire i soldi dei suoi compari». L'America di Joe Biden può cambiare le cose? «Sappiamo che Biden era il più falco dell'amministrazione Obama sulla Russia, e che imparerà dagli errori di Obama», spiega Kasparov. «Venire a patti con Putin sarebbe non solo moralmente sbagliato - osserva Kara-Murza - ma soprattutto totalmente inefficace. In Putin, repressione interna e aggressioni all'estero fanno tutt' uno». Nessuno, non solo a Mosca, può dirsi al sicuro.
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