VIDEO-FLASH! - L’ARRIVO DI CECILIA SALA NELLA SUA CASA A ROMA. IN AUTO INSIEME AL COMPAGNO, DANIELE…
Vittorio Feltri per “Libero quotidiano”
In questi giorni sono esplose le celebrazioni del centenario della nascita del Partito comunista italiano, che ha dominato la scena per oltre mezzo secolo. I giornali e le tv dedicano all'evento (funebre, dato che il comunismo per fortuna è morto) molto spazio, troppo, ricorrendo a toni elegiaci, prosa retorica come si usa in ogni festeggiamento.
Praticamente i compagni di un tempo, anche recente, vengono descritti quali irresistibili innovatori, uomini visionari, impegnati a risolvere i problemi della società, pronti al sacrificio, capaci di migliorare l'umanità.
I dirigenti di risulta del cosiddetto movimento operaio si presentano impettiti alla stampa quasi fossero eroi reduci di battaglie storiche combattute in favore dell'uguaglianza e della democrazia.
Tutto ciò dimostra che falce e martello, a differenza dei fasci littori, hanno ancora il diritto di albergare nei cuori di un certo popolo nostalgico. Niente di grave, molto di assurdo. Perché il socialismo reale ha prodotto solo tragedie e ingiustizie macroscopiche, come ben sanno quelli della mia generazione, i quali ne hanno viste di ogni colore, trovandosi anche a dovere lottare fisicamente contro i rossi invasati e violenti.
Giuliano Ferrara ai tempi del Pci con Berlinguer e Fassino
Chiunque avesse messo piede oltre la cosiddetta "cortina di ferro" comprendeva al volo la natura bieca del regime sovietico. Il grigiore plumbeo dei Paesi sotto il tallone di Mosca rivelava immediatamente lo stile comunista: era palpabile la miseria nonché l'appiattimento avvilente a cui era condannata la gente. Visitai l'Ungheria e la Jugoslavia, che passavano per evolute, e ne ricavai una sensazione di sgomento e di profonda tristezza.
Sorvoliamo sulla Russia, che Piero Ostellino, mitico corrispondente del Corriere della Sera, raccontò magistralmente in articoli di una crudezza fotografica. La vita dei sovietici si svolgeva in una atmosfera da incubo. Nonostante ciò fosse arcinoto, bandiera rossa sventolava in Italia, patria del più forte partito marxista del mondo occidentale. Alle nostre elezioni nazionali, il Pci si avvicinava spesso al 30 per cento dei consensi, a pochi punti percentuali dalla dominante Democrazia Cristiana.
Quelli di Botteghe oscure si davano arie, si consideravano intellettualmente più provveduti degli avversari, come tutti quelli che hanno torto pensavano di avere sempre ragione. Dettavano legge su qualsiasi argomento, forti dei crescenti suffragi che ottenevano per effetto di un dilagante conformismo, in grado di infettare milioni di cervelli bacati. Quando morì Breznev, una delegazione di politici nostri compatrioti, capeggiati da Sandro Pertini, si recò a Mosca per assistere ai funerali del dittatore spietato.
NAPOLITANO AL TELEFONO AI TEMPI DEL PCI jpeg
Questo per illustrare a che punto eravamo arrivati anche noi italiani, succubi della moda purpurea. La storia del Pci è ricca di pagine vergognose che meriterebbero di essere nascoste sotto una coltre di polvere, e invece assistiamo a manifestazioni agiografiche che esaltano addirittura Togliatti, famoso braccio sinistro di Stalin, il quale non era esattamente un agnellino, avendo ucciso perfino una folla di compagni in odore di deviazionismo.
Stendo un velo sul Sessantotto, durante il quale un cospicuo gruppo di giovani intendeva realizzare la rivoluzione a cui il Pci aveva rinunciato essendosi imborghesito. Seguì il terrorismo delle Brigate Rosse e similari, un disastro. Onore al comunismo? Macché, soltanto esequie e oblio.
CARLO LEVI GIORGIO AMENDOLA E PALMIRO TOGLIATTItogliatti primo a sinistra all'hotel luxPalmiro Togliatti, Giorgio Amendola e Pietro Ingraol'accordo per lo stabilimento fiat di togliattigrad. firma vittorio valletta. l'avvocato agnelli alle spalle.palmiro togliattitogliattiguttuso funerali togliattitogliattinilde iotti palmiro togliattiWELLES TOGLIATTIPalmiro TogliattiPALMIRO TOGLIATTI jpeggramsci e togliatti
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